Rientro caldo per Renzi, corsa riforme e pressing su Ue

ROMA. – A dargli il bentornato in Italia ci sono la grancassa dei ‘frenatori’ in Parlamento e l’allargarsi del fronte della piazza. Ma Matteo Renzi, dopo il lungo viaggio dall’Australia, si siede alla sua scrivania di Palazzo Chigi e parla agli elettori dem iscritti alla sua newsletter. E alla “cortina fumogena del dibattito ideologico” sul lavoro dedica solo poche righe, dentro una parentesi. Non si fa scomporre, insomma, e porta avanti la sua agenda. E’ questo il sottotesto. Perché le riforme servono a “incoraggiare l’inversione di tendenza” e capitalizzare la “scommessa su crescita e investimenti” chiesta all’Europa, a partire dal piano Juncker. Le opposizioni, Forza Italia inclusa, provano a frenare i tempi della legge elettorale al Senato. Le minoranze Pd fanno fronte comune per cambiare la legge di stabilità. E, nonostante la mediazione raggiunta nella maggioranza, tensioni si registrano in commissione anche sul Jobs act, con l’uscita per protesta delle opposizioni. Senza considerare che anche la Uil, come la Cgil, indice lo sciopero generale contro le misure del governo. Il quadro che accoglie il premier al rientro a Roma è tutt’altro che incoraggiante. L’ex amico Della Valle lo descrive “incartato” e indica come unica via d’uscita le elezioni anticipate. Ma non è quella la prospettiva, affermano i renziani, perché non si scalfisce la convinzione di riuscire a mettere a segno entro la fine dell’anno l’annunciata ‘tripletta’ Italicum-manovra-Jobs act. Mantenendo alta la guardia in Parlamento e andando avanti nel rispetto delle legittime proteste di piazza, ma nella convinzione, affermata da Renzi qualche giorno fa, che è finito il tempo in cui gli scioperi facevano cadere i governi. Certo, c’è irritazione tra i renziani per gli attacchi che vengono dalle fila del partito, da chi lavora “contro la ditta”. Ma il segretario-premier, al rientro dall’Australia e dopo una tappa in Turkmenistan, sceglie di non intervenire nel dibattito politico ma di scrivere direttamente agli elettori del Pd per affermare che la legge di stabilità “riduce le tasse in modo stabile e strutturato”, che si avvertono i primi segnali di un’inversione di tendenza sul lavoro e che dietro la “cortina” del dibattito ideologico c’è una riforma che “non toglie diritti” ai lavoratori, “ma alibi ai sindacati, alle imprese, ai politici”. Parla ai cittadini, il premier, perché convinto – spiega – che accanto alle riforme serva incentivare investimenti ed export (come ha fatto lui nella tappa in Turkmenistan) ma soprattutto ridare fiducia. E’ quella fiducia che serve anche per evitare una vittoria dell’astensionismo alle regionali di domenica in “due importanti regioni” Emilia Romagna e Calabria. “Nelle prossime ore – annuncia Renzi – sarò impegnato a chiudere la campagna elettorale”, giovedì a Bologna e venerdì a Cosenza. Per tirare la volata finale a quella che si annuncia come una duplice vittoria ma anche per mettere un argine, spiega un deputato renziano, al partito dell’astensione. Intanto, il governo si prepara all’arrivo della importante pagella europea di lunedì sulla legge di stabilità anche divulgando dati economici che sfatano alcuni pregiudizi sull’economica italiana, a partire dal’avanzo primario. E’ un ulteriore segnale che Roma sta facendo la sua parte e lo rivendica. Ora, dopo che il G20 ha registrato una “stragrande maggioranza” tra i Paesi che considerano “miope” il rigore e vogliono scommettere sulla crescita, “non resta che attendere la presentazione nelle prossime ore da Bruxelles del piano da 300 miliardi promesso da Juncker”, sottolinea Renzi. L’Italia l’ha “proposto e imposto”, ribadisce. Ora lo attende. (di Serenella Mattera/ANSA)