Basta con gli spot sessisti

ROMA.- Un costo economico e sociale stimato in 17 miliardi di euro, a fronte di un investimento in prevenzione e contrasto che, seppur passato dai 6,3 milioni del 2012 ai 16,1 milioni del 2013, resta ancora molto basso. Sono i numeri della violenza sulle donne emersi nel corso della presentazione del report “Rosa Shocking. Violenza, stereotipi… e altre questioni del genere”, realizzato da WeWorld Intervita con il supporto di Ipsos. L’investimento appare infinitesimale se si considera che in un solo mese, per narrare un tipo di donna essenzialmente seducente, le aziende investono in pubblicità oltre 65 milioni di euro. Proprio contro il messaggio pubblicitario ha puntato il dito il presidente della Camera, Laura Boldrini, presente al dibattito alla Camera. “Le nostre imprese – ha detto – vogliono investire tanto denaro in spot che riproducono un’immagine falsata della donna. Preferiscono quindi tirarsi fuori dall’evoluzione della nostra società. Sembrerebbe che siano innamorate di quello stereotipo, legate ad esso. E perché? Perché quello fa vendere. E dall’altro lato il sondaggio ci dice che gli italiani trovano normale (circa sei persone su dieci) sfruttare il corpo della donna in pubblicità. Qui c’è qualcosa che non va. Sono dati che fanno riflettere, e tutti noi siamo chiamati a mettere in atto delle misure per contrastare questo fenomeno. Penso che bisogna cominciare dalle scuole”. “Quello che invece a me risulta chiaro – ha detto ancora – è che le pubblicità che le grandi multinazionali fanno in Italia non le fanno in altri Paesi. E ci sarà un motivo. Questi sondaggi, queste analisi, ci servono perché ci danno la dimensione di quanto c’è da fare. Non possiamo considerare che queste non siano cose importanti. Non è mai tempo, nel nostro Paese. E invece il tempo è scaduto”. “Un’altra pubblicità è possibile – ha aggiunto -. Per questo propongo di fare a breve incontro per mettere insieme imprenditori, agenzie pubblicitarie e istituzioni”. Nel report si ricorda che nonostante la nuova legge contro i femminicidi varata un anno fa, ogni tre giorni in Italia una donna viene uccisa dal partner, dall’ex o da un familiare. Solo il 7,2% denuncia l’accaduto. In un anno più di un milione di donne finisce nella rete dei soprusi al maschile, che si ripetono più volte arrivando alla cifra di 14 milioni di atti di violenza. Oltre 25 i casi al giorno di stalking. Dal sondaggio Ipsos contenuto nel report emerge inoltre che per un italiano su tre la violenza domestica sulle donne è un fatto privato da risolvere all’interno della famiglia, per uno su 5 è accettabile denigrare una donna con uno sfottò a sfondo sessuale, uno su 10 pensa che se le donne non indossassero abiti provocanti non subirebbero violenza e uno su 4 è convinto che se una donna resta con il marito che la picchia, diventa lei stessa colpevole. E’ un’Italia ferma ai luoghi comuni: se da un lato, infatti, l’85% del campione ritiene che anche gli uomini debbano occuparsi delle faccende domestiche, dall’altro i dati mostrano il permanere di un’immagine stereotipata della figura femminile, soprattutto per quanto riguarda il matrimonio (considerato “il sogno di tutte le donne” per circa 1 uomo su 2). Ma gli stereotipi non sono duri a morire solo tra gli uomini: ben il 61% delle intervistate ritiene che quello che accade in una coppia non debba interessare agli altri, il 79% che se un uomo viene tradito è normale che possa diventare violento, il 77% che se ogni tanto gli uomini diventano violenti è per il troppo amore e il 78% che per evitare di subire violenza le donne non dovrebbero indossare abiti provocanti. (di Michele Cassano/ANSA)