Isis: Obama ordina una svolta, rivedere le politiche sugli ostaggi Usa

Pubblicato il 18 novembre 2014 da redazione

NEW YORK. – L’ordine è stato impartito personalmente dal presidente Obama: la politica Usa per liberare gli americani catturati dai gruppi terroristi deve essere rivista da cima a fondo, a livello diplomatico, militare e di intelligence. All’indomani della decapitazione di un altro ostaggio americano da parte dell’Isis, la Casa Bianca fa sapere che il Commander in chief ha dato al suo governo direttive in tal senso già da diversi mesi. Ma la rivelazione arriva non a caso proprio ora, perché per l’ennesima volta i protocolli che riguardano i negoziati per la liberazione degli ostaggi, così come i rapporti con le loro famiglie e la politica che vieta di pagare riscatti ai terroristi, sono finiti al centro di nuove critiche e polemiche. “Alla luce dell’aumento del numero di cittadini Usa presi in ostaggio da gruppi terroristi all’estero, e dalla particolare natura dei casi recenti, la scorsa estate il presidente Obama ha ordinato alle agenzie interessate, compresi i dipartimenti di Stato e Difesa, l’Fbi e la comunità di intelligence, di condurre una revisione globale su come il governo gestisce questo tipo di cose”, ha affermato una portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale, Alistair Baskey. E un concetto del tutto simile è contenuto anche in una lettera del sottosegretario alla Difesa Christine Wormuth emersa nelle stesse ore. Sin da quando lo scorso agosto l’Isis ha decapitato il primo cittadino americano – il giornalista James Foley – la Casa Bianca è stata presa di mira con l’accusa di non aver ‘fatto abbastanza’ per ottenere la sua liberazione. Tanto che il Pentagono ha poi fatto sapere che per tentare di liberare il giornalista e altri ostaggi occidentali è stato condotto anche un blitz delle forze speciali in Siria, che però ha mancato l’obiettivo perché gli ostaggi non erano più nel luogo dove hanno fatto irruzione i Navy Seal e Delta Force. Ma in quelle settimane l’amministrazione Obama è finita nel mirino anche perché la famiglia Foley ha affermato di essere stata di fatto minacciata di conseguenze giudiziarie se avesse tentato di pagare un riscatto ai rapitori. Una questione su cui è tornato ieri anche il segretario di Stato John Kerry, affermando che “gli Stati Uniti hanno il cuore straziato, ma è assolutamente necessario rifiutare il pagamento di riscatti per gli ostaggi americani”. La portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale non ha fatto alcun riferimento alla questione dei riscatti, limitandosi a dire che gli Usa “utilizzeranno tutti gli appropriati mezzi militari, di intelligence e diplomatici per ottenere il recupero di ostaggi americani”. Allo stesso tempo, Fox News ha però ricordato che una legge firmata nel 2002 dal presidente George W. Bush stabilisce che per ottenere la liberazione di americani tenuti in ostaggio da gruppi terroristi non possono essere pagati riscatti, ma il pagamento è invece possibile qualora gli inquirenti ritengano che sia utile per ottenere informazioni di intelligence sui rapitori.

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