La scia di sangue della Jihad, 18mila morti nel 2013

LONDRA. – Si allunga la scia di sangue della Jihad nel mondo. Le morti causate dal terrorismo, quasi sempre di matrice islamica, sono in allarmante aumento. Il 2013 è stato un anno da record, se si considera che ci sono stati 10mila attentati con 18mila vittime, un incremento del 61% rispetto al 2012. E’ quanto emerge dal ‘Global Terrorism Index 2014’ pubblicato dall’Institute for Economics and Peace (Iep). Responsabili di gran parte delle morti, per l’esattezza il 66%, sono i gruppi jihadisti, riuniti nell’Isis, in Al Qaeda o in Boko Haram, oltre ai guerriglieri talebani. ”Questi quattro gruppi ricorrono a ideologie religiose basate su interpretazioni estreme dell’Islam wahabita”, si legge nel rapporto, che fa riferimento al movimento musulmano considerato fra i più integralisti. Non è un caso quindi che il Paese più colpito, con oltre 6300 morti, sia l’Iraq. Quasi 15mila vittime si concentrano in soli cinque Paesi, oltre all’Iraq, Siria, Afghanistan, Pakistan e Nigeria. A conti fatti lo Stato islamico, come ripetono da tempo i leader occidentali, è dominante nella carneficina globale del terrore, con le sue decapitazioni e le esecuzioni sommarie, perpetrate, senza differenze, contro musulmani e appartenenti ad altre religioni, contro occidentali e mediorientali. Lo conferma Steve Killelea, il presidente dell’Iep. ”Con la destabilizzazione in Siria, che è ora dilagante anche in Iraq, abbiamo notato il rapido aumento del terrorismo”, ha affermato. Ai dati estremamente allarmanti del rapporto se ne devono aggiungere altri. Secondo il capo delle operazioni umanitarie dell’Onu, Valerie Amos, ”nel 2014 in Iraq si ritiene che siano stati uccisi o mutilati 700 bambini”. Amos ha lanciato l’allarme per la situazione umanitaria nel Paese, che continua a peggiorare: ”5,2 milioni di persone hanno bisogno di aiuto, gli sfollati dall’inizio del 2014 sono oltre 2 milioni, di cui la metà bambini”. Intanto i governi occidentali continuano nel loro sforzo per contrastare l’Isis. Il premier britannico David Cameron al termine di una riunione d’emergenza del comitato di crisi ‘Cobra’ ha dichiarato oggi che Londra sta impegnando ogni sua risorsa per combattere questa ”orribile organizzazione”. (di Alessandro Carlini/ANSA)