Renzi rilancia Italicum 2, Berlusconi frena su premio lista

Pubblicato il 21 novembre 2014 da redazione

ROMA. – Matteo Renzi spinge l’acceleratore sulla riforma elettorale, su cui è impegnata la commissione Affari costituzionali del Senato. Anche se Silvio Berlusconi frena su alcune proposte di modifica, come il premio di lista. Ma è la riforma del bicameralismo a non far dormire sonni tranquilli al governo, dopo l’esito della riunione dei deputati del Pd, in vista della presentazione degli emendamenti lunedì prossimo in Commissione affari costituzionali della Camera. Infatti, non si è trovato un punto d’intesa con la minoranza interna e Rosi Bindi ha annunciato che riproporrà il Senato elettivo: in Commissione i bersaniani sono maggioranza nella delegazione del Pd. “Tutti sanno che ci sono molte richieste di modifiche da parte della sinistra, alcune per noi sara’ difficile accettarle perche’ il centrodestra non puo’ esprimere una lista unica al momento essendo frastagliato”, attacca intanto il Cav. Il premier ha rilanciato l’idea che nell’Italicum il premio di maggioranza sia attribuito alla lista vincente e non alla coalizione, secondo il recente accordo raggiunto con la maggioranza: “In Europa – si è lamentato oggi il presidente del Consiglio – se c’e’ un accordo tra i partiti e’ tutto chiaro, in Italia non e’ cosi’ e quindi preferirei evitare le coalizioni”. Quanto al sì all’Italicum entro dicembre da parte del Senato, Renzi deve fare i conti con i dubbi di Berlusconi: “Io penso di si’ – ha detto il leader di Forza Italia – se il governo rispettera’ accordi e patti e terra’ conto dei diversi assetti della sinistra e del centrodestra”. Anche se chiude il ragonamento rassicurando sulla tenuta del Patto: “dobbiamo esserci”. La prova del nove per il governo si potrebbe presentare lunedì prossimo, quando alle 12 in Commissione Affari costituzionali della Camera scadrà il termine per presentare gli emendamenti alla riforma del bicameralismo. In vista di tale appuntamento si è tenuta una nuova riunione dei deputati Pd della Commissione. La minoranza interna ha sostenuto la tesi di un futuro Senato composto dai rappresentanti delle Giunte regionali, anziché dei Consigli: idea su cui Fi e alleati del Pd non sono d’accordo, per cui non ci sono rischi che gli emendamenti passino in Commissione. A costringere invece il governo a usare il pallottoliere è il preannunciato emendamento di Rosi Bindi, in favore del Senato elettivo, come a Palazzo Madama chiedevano Vannino Chiti e gli altri dissidenti. Se in commissione la proposta Bindi verrà votata da tutte le opposizioni e dalla minoranza del Pd, essa verrebbe approvata perché i bersaniani sono in numero nutrito (Bersani, Gianni Cuperlo, Andrea D’Attorre, Andrea Giorgis, Giuseppe Lauricella, Roberta Agostini, Bindi, ecc). Di qui il pressing da parte del ministro Maria Elena Boschi su Forza Italia, a partire dal presidente della Commissione e co-relatore, Francesco Paolo Sisto, vicino a Fitto. Ma il pericolo non viene da lui e nemmeno dagli altri “fittiani”, ma da altri deputati, come Maurizio Bianconi, ex An, favorevoli a un opposizione a tutto campo a Renzi. “Il moncameralismo e’ una cosa in cui avevamo sempre creduto e se ora lo propone la sinistra non possiamo votare contro”, ha detto Berlusconi, in una dichiarazione che è quasi un appello ai suoi. (di Giovanni Innamorati/ANSA)

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