Forza Italia sfida Renzi, Italicum insieme o andiamo al voto

Pubblicato il 23 novembre 2014 da redazione

ROMA. – Basterebbe leggere le due interviste che Repubblica ha fatto al costituzionalista Augusto Barbera e all’ex presidente della Consulta, Gaetano Silvestri, per comprendere come il solo parlare dell’Italicum sia ‘divisivo’. Basta anche solo scorrere le dichiarazioni di oggi per capire che la strada della riforma del voto è irta d’insidie. Gli scricchiolii del Patto del Nazareno – uditi giorni fa da Renzi e amplificati giusto ieri da Renato Brunetta – fanno poi della legge elettorale un terreno aperto di scontro tra governo e opposizioni che non si risparmiano scambi di accuse e minacce.  Lasciando a Barbera e Silvestri – uno ‘aperturista’ al Consultellum al Senato, l’altro che invece invoca, pena rilievi di costituzionalità, una legge omogenea tra le due Camere – la parte più tecnica della questione, il campo resta libero per i colpi di fioretto tra Fi e Renzi. Brunetta, per la verità, oggi usa più la spada e avverte – tramite Il Mattinale – che se l’intenzione dell’esecutivo è di andare avanti da solo, Forza Italia è altrettanto pronta ad andare alle urne perché – scandisce – “noi non dobbiamo mai avere paura di elezioni”. La risposta, piccata, è indirizzata al ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi ‘colpevole’, a suo dire, di provocare la pazienza di Giobbe aprendo ad elezioni dal “doppio sistema: Consultellum al Senato e Renzellum o Pidiellum alla Camera”. Una ‘soluzione’ che incontra però subito l’opposizione della sinistra critica del Pd che con un tweet di Francesco Boccia avverte: “l’Italicum alla Camera e il Consultellum al Senato sarebbero il fallimento della legislatura. In quel caso Congresso PD, Consultellum su tutto e subito al voto”. Tra prove di forza e promesse, Forza Italia decide di non fidarsi di niente e nessuno, e tramite la sua newsletter del gruppo alla Camera torna ad insistere sul Patto del Nazareno ribadendo che su quello – e solo su quello – “la parola di Berlusconi è fermissima, come l’opinione di Brunetta. Sulla rottura del Patto, se Renzi intenderà procedere a colpi di maggioranza, quella di Brunetta non è una opinione, ma una constatazione”. Pronta la replica della Boschi che, ancora una volta, assicura che “non c’è il rischio di elezioni anticipate” e che comunque, “non sono sicuramente nel desiderio del governo”. “Abbiamo un programma che va fino al 2018 – ha aggiunto – che ha bisogno di tempo per essere attuato”. Assicurazioni che comunque posano solide basi sulla certezza che se strappo Forza Italia vorrà, la ‘rete di protezione’ per il voto anticipato si chiama Consultellum. Già, perché se è vero l’obiettivo di realizzare, “una legge elettorale efficiente per la Camera e un Senato nuovo”, Boschi sottolinea anche che “se ci vogliono portare a votare”, per il Senato la legge c’è già. “In altre occasioni – ricorda infatti la Boschi – si è votato con sistemi diversi tra Camera e Senato, maggioritario da una parte e proporzionale dall’altra. Il che non ha mai portato i costituzionalisti a dichiarare illegittima una legge”. Affermazioni cui Fi replica avvertendo Renzi che non si possono prendere decisioni “sostenute con il voto striminzito di un Parlamento la cui composizione è in radice anti-democratica, per di più agli ordini di un despota fiorentino scelto da una kermesse privata”. E gli azzurri fanno proprio l’adagio andreottiano del “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca” guardando infine con sospetto alle aperture dei dem a Ncd sulle soglie denunciando i continui e repentini cambi di posizione di Renzi e della Boschi.

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