Regionali, analisi voto. Chi non è andato alle urne, chi ha perso

ROMA. – Il centrosinistra ha vinto, il Pd resta il primo partito (44,5% in Emilia-Romagna, 23,6% in Calabria) ma a trionfare è stato l’astensionismo. Sono questi alcuni punti chiave che emergono dall’analisi del voto delle Regionali. Un voto che, se da un lato accentua la scalata Dem nelle regioni italiane, dall’altro sarà ricordato soprattutto per il dato senza precedenti degli astenuti: il 56% in Calabria, addirittura il 62,3% nel ‘feudo rosso’ emiliano-romagnolo. E a completare il quadro delle novità si impongono il crollo di FI e M5S e l’exploit della Lega, che in Emilia-Romagna raddoppia. Ma è il tracollo dell’affluenza a balzare agli occhi, soprattutto a Bologna e dintorni, dove ieri per la prima volta “è avvenuto il sorpasso del “partito degli astenuti” sull’insieme dei voti validi: oltre 2 milioni e 150 mila elettori che hanno disertato le urne, contro circa 1 milione e 200 voti validi”, spiega l’Istituto Carlo Cattaneo snocciolando dati impressionati. In E-R alle prime elezioni Regionali del 1970 l’affluenza viaggiava oltre il 95%. Erano gli anni del Pci, che proprio qui aveva uno dei suoi bastioni. Ma, senza andare troppo indietro nel tempo, il 37,7% dei votanti resta un record negativo che, negli ultimi anni, non si mai verificato in alcuna Regione italiana. Basta guardare al (pur deludente) 68% delle Regionali del 2010 o al 70% abbondante delle Europee del maggio scorso, con Matteo Renzi già premier. Un tracollo, quello emiliano-romagnolo che rende il calo dell’affluenza in Calabria (44% contro il 59,2% delle Regionali del 2010 e il 45,7% delle Europee) ben meno grave e che, secondo l’Istituto Cattaneo, non può essere solo attribuito agli scandali giudiziari che hanno coinvolto, trasversalmente, i consiglieri regionali in carica. Il braccio di ferro tra Renzi e la Cgil potrebbe infatti aver indotto l’elettorato più sindacalizzato a restare a casa. Mentre il M5S (fermo al 13,3%) non è stato in grado di intercettare la protesta politica nelle tornate precedenti. Protesta che, parzialmente, potrebbe essere confluita nella Lega, il cui candidato, Alan Fabbri, sebbene appoggiato da FI, non sembra però essere riuscito a mantenere il bacino di voti dei moderati, frastornati dalle divisioni del centrodestra e dalle radicali posizioni della Lega di Matteo Salvini. Ma, al di là dell’astensionismo, tutti i grandi partiti, Ln esclusa, hanno perso consensi in termini di voti assoluti. Ne ha persi (in misura minore rispetto a FI e M5S), il Pd che rispetto alle Europee, registra 677mila voti in meno in E-R, 82.700 in Calabria. Ne ha persi, e tanti, il partito di Silvio Berlusconi sia in Calabria (4 elettori su 10) che in E-R (decremento del 63%). Ma il crollo più evidente è quello dei Cinque Stelle, che perdono i 2/3 dei consensi in E-R rispetto alle Europee (registrando però un +25% rispetto alle Regionali del 2010 quando il Movimento si affacciò per la prima volta alle urne) e addirittura il 76% dei voti in Calabria. L’unica a gioire – al di là della performance soddisfacenti di Sel e Ncd – resta così la Lega che in Emilia Romagna raddoppia i voti assoluti rispetto alle Europee registrando una contrazione di 1/5 rispetto al 2010 quando a Bologna e dintorni ottenne il massimo storico. Ma quella era la Lega di Bossi, gli scandali e il caso Belsito non erano ancora all’orizzonte. (di Michele Esposito/ANSA)

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