Anatole Saderman e la sua epoca romana

Pubblicato il 25 novembre 2014 da redazione

GIUSEPPE CAPOGROSSI

 

BUENOS AIRES: Anatole Saderman sarà ricordato nell’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires questa sera, 25 novembre.

Il noto fotografo di origine russa ha fondato a Buenos Aires uno studio fotografico diventato famoso grazie ai ritratti nei quali ha immortalato i più importanti personaggi della cultura argentina. Da Borges a Neruda, da Pablo Casals a Ernesto Sabato a Nicolás Guillén, a Maria Elena Walsh, a Benito Quinquela Martín e molti altri, sono passati nello studio di Saderman e hanno posato per lui.

Anatole Saderman a Buenos Aires ha anche fondato il Foto Club Argentino e il Foto Club Buenos Aires.

Di spirito inquieto Anatole Saderman, nato a Mosca ed emigrato a Buenos Aires, decide nel 1961 di lasciare il suo famoso studio della “calle Lavalle” per trasferirsi in Italia, a Roma.

Arriva nella città eterna con la sua macchina fotografica. Così ricorda il figlio Alejandro, cineasta, che in quegli anni viveva a Roma e lavorava come regista di documentari per la Rai, l’arrivo dei suoi genitori:

“Nel 1961 i miei genitori Anatole e Nina vennero a visitarmi. Andai a prenderli a Napoli, dove arrivarono a bordo della Giulio Cesare. Mio padre aveva chiuso il suo studio di Buenos Aires dopo lunghi anni di lavoro. Lo studio si trovava nel centro nevralgico della città, nella “Calle Lavalle” a pochi metri dal rione Florida e si era trasformato in un punto di incontro per gli amici che passavano e si fermavano per una chiacchierata e per bere un bicchiere di vodka.

Fino a quel momento mio padre si era dedicato esclusivamente al ritratto in studio. Era considerato il ritrattista più importante non soltanto per la qualità delle sue foto ma anche per il livello delle persone che fotografava: pittori, scrittori, musicisti.

Da Victorica a Macció, da Borges a Alejandra Pizarnik, da Pablo Casals a Albero Ginastera.

La chiusura dello studio e la partenza da Buenos Aires impressero una svolta significativa al suo lavoro. Fuori dalle mura dello studio ha affrontato la strada con la sua macchina fotografica, ha cambiato il formato (dall’enorme originale e il 6×6 è passato al 35mm) e, ha aggiunto ai ritratti di persone quelli delle città. Lo stile del lavoro è diventato più libero, forse più destrutturato.

Una parte del frutto di questo cambiamento lo possiamo apprezzare in questa mostra di ritratti di artisti plastici italiani che mio padre ha realizzato a Roma con l’aiuto di Berenice, nota giornalista del Paese Sera, grazie alla quale ha preso contatto con gli artisti che ha poi fotografato.

Ai ritratti di artisti hanno fatto seguito quelli di personaggi e paesaggi urbani di Roma e altre città italiane come Firenze, Siena, Milano, Venezia ed europee, come Parigi, Amsterdam, Barcellona. Scatti che meriterebbero un’altra esposizione.”

LEVI 1

 

L’esposizione organizzata dall’Istituto di Cultura Italiano di Buenos Aires sarà presentata dal curatore di arte contemporanea Massimo Scaringella.

Il professor Taverna Irigoyen, membro dell’Accademia Argentina di Belle Arti, nel commentarla ha scritto:

“Nel 1961, il grande fotografo Anatole Saderman chiude il suo studio della “calle Lavalle”, a Buenos Aires e si trasferisce in Europa. Durante qualche tempo si stabilisce a Roma e comincia a frequentare il mondo della cultura e dell’arte. Egregio ritrattista per il quale avevano già posato le più grandi figure della società “porteña” e del mondo dello spettacolo, abbandona la macchina fotografica di gran formato e le luci dello studio per affrontare una realtà diversa. Solamente una macchina fotografica di 35mm e i giochi di luce, a volte imponderabili, della luce naturale, per registrare i volti di Levi e Pasolini e proiettarli nel tempo del suo stesso sguardo. Una vera sfida. Ma anche un’avventura nella quale Saderman si sommerge e vive con estrema felicità. Nascono così i ritratti italiani nei quali importanti creatori dell’arte e giovani delle nuove correnti posano per il suo obiettivo inquieto.

Metafisici e realisti, cubisti e impressionisti, astratti e costruttivisti, sono ripresi nei loro laboratori o in altri occasionali passaggi o incontri. Tra i suoi quadri, Afro Basaldella inabissa il suo sguardo. Renato Guttuso edifica i suoi mondi espressionisti con la forza delle ombre. Il neorealista Renzo Vespignani accetta trasporre il piano del passante. Giuseppe Capogrossi si astrae dall’universo astratto che lo chiama. Ugo Attardi scappa dalla gestualità dei suoi stessi pennelli. Nino Franchina struttura paesaggi aerei. E lo scultore Amerigo Tot, supera il tempo naturale di scalpelli e martelli per andare incontro allo scatto geniale.”

L’esposizione di Anatole Saderman sarà inaugurata oggi alle 19.00 nell’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires e resterà aperta al pubblico fino al 18 dicembre.

 

La exposición de Anatole Saderman será inaugurada el próximo martes a las 7pm. en el Instituto de Cultura Italiano de Buenos Aires y quedará abierta al público hasta el 18 de diciembre. (Mariza Bafile/Voce)

 

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