Il Tesoro fa il pieno con i bot. Petrolio e borse guardano Opec

Pubblicato il 26 novembre 2014 da redazione

MILANO. – L’ ‘effetto Draghi’ sui titoli di Stato consente al Tesoro di collocare sei miliardi di bot semestrali a prezzi molto convenienti. Nell’asta di ieri sono stati piazzati tutti i titoli in vendita, con un tasso sceso allo 0,272%, dallo 0,379% ‘battuto’ ad ottobre, e un rapporto tra domanda e offerta stabile a 1,72 volte. Domani il governo italiano tornerà a vendere fino a 7 miliardi di euro di debito, questa volta a lungo termine (1,5 miliardi di Cct al 2020, 3,5 miliardi di Btp a 5 anni e 2 miliardi di Btp a 10 anni). Lo spread con il bund, interrompendo una lunga fase discendente, è risalito a 142 punti base e i rendimenti del decennale hanno arrotondato al 2,15%, rientrando dai minimi storici. Il vicepresidente della Bce, Vitor Constancio, ha indicato nel primo trimestre del 2015 il momento in cui la Bce farà il check-up delle misure straordinarie adottate per stimolare l’inflazione (acquisti di abs e covered bond, T-ltro) e valutare, alla luce dei dati macroeconomici, se sarà necessario rafforzare l’arsenale con l’acquisto di titoli di stato. Già ieri un altro membro della Bce, Benoit Coeure, aveva escluso accelerazioni dell’Eurotower sui bond sovrani rendendo meno probabile la possibilità di un ‘regalo’ di Draghi già sotto l’albero di Natale.  Madrid (-0,49%) e Milano (-0,36%) sono state così le borse più deboli in una seduta fiacca per tutta Europa. Dagli Usa sono arrivati molti dati macro sotto le attese (reddito e spesa personale, sussidi di disoccupazione), inclusa la fiducia dei consumatori misurata dall’indice del Michigan, comunque salita ai massimi da sette anni. Di tutt’altro tenore i dati in Italia, dove la fiducia dei consumatori è scesa a novembre da 101,3 a 100,2 punti. Sulle borse ha pesato anche il calo dei titoli del comparto energetico, fiaccati da un petrolio che resta ai minimi dal 2010 a causa dell’eccesso di offerta. Seadrill è crollata (-18%) dopo aver annunciato la sospensione dei dividendi per via del rallentamento della domanda di piattaforme di trivellazione. A Milano Eni (-1,62%) e Saipem (-1,92%) sono stati tra i peggiori. Senza un taglio della produzione il petrolio potrebbe scivolare “vicino ai 60-70 dollari al barile” hanno rilevato gli analisti di Natixis. Ieri un incontro tra Arabia Saudita, Venezuela e i Paesi non Opec, Russia e Messico, si è concluso senza accordi sulla produzione ma solo con un’intesa per monitorare il prezzo del greggio. Secondo Ali Al-Naimi, ministro del petrolio dell’Arabia Saudita, “il mercato si stabilizzerà da solo” lasciando intendere che il principale produttore mondiale non vede con favore un contingentamento. “La nostra posizione è simile” ha detto il collega iraniano Bijan Namdar Zanganeh. L’esito della riunione dell’Opec è incerto: il 58% degli esperti consultati da Bloomberg si attende che i produttori resisteranno alla tentazione di ridurre le quantità per ridare ossigeno alle quotazioni, scese a 73,47 dollari al barile in avvio di contrattazioni a New York. (di Paolo Algisi/ANSA)

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