Evasione fiscale: una voragine di 91,4 miliardi

ROMA. – Un buco enorme, in lieve calo ma comunque enorme: oltre 90 miliardi (91,4) che ogni anno non entrano nelle casse dell’erario per l’evasione e che quindi costringono i ‘soliti noti’ ad una pressione fiscale ormai intollerabile. A tanto ammonta l’evasione annua calcolata dal Mef nell’ultimo rapporto al Parlamento nel quale il ministro Pier Carlo Padoan traccia i contorni di un fenomeno che in Italia è tra i più accentuati. Sul quale da anni ci si ‘esercita’ in tentativi di ‘recupero’. Anche quest’anno con diversi interventi in Legge di Stabilità che – ricorda Padoan – dovrebbero fruttare 3,5 miliardi. Si tratta delle misure sul ravvedimento operoso e sulla reverse charge per l’Iva inserite in manovra. Ma sono moltissime le misure annunciate o già nei testi. Ad esempio la rivoluzione sugli scontrini che scompariranno lasciando il posto ai collegamenti diretti e quotidiani tra registratori di cassa e amministrazione (i corrispettivi giornalieri). Oppure la dichiarazione precompilata in arrivo. Ma anche la revisione dell’Isee che terrà conto di molti piuù parametri per verificare l’effettiva ricchezza dei contribuenti che usufruiscono di sconti fiscali (a volte non dovuti). Insomma un pacchetto nutritissimo per ‘aggredire’ questa ‘montagna’ di soldi scomparsi. Nel rapporto il Mef spiegava che l’evasione e’ un ”fenomeno complesso”, che cambia di categoria in categoria anche se, a conti fatti, il 98% dei controlli su grandi e medie imprese risulta positivo. Il rapporto fornisce molte chiavi di lettura, tracciando linee di contrasto, mettendo tra l’altro in dubbio l’efficacia della strategia del contrasto di interesse, quella che consente di scaricare, ad esempio, le spese sanitarie o quelle delle ristrutturazioni. Di certo vengono esaminati anche gli effetti negativi di chi non paga le tasse. Sono tre: ”un serio ostacolo alla realizzazione di un mercato pienamente concorrenziale”, una stretta correlazione con ”corruzione e attività della criminalità economico/organizzata; e, non ultimo è “causa di iniquità sociale”. Già perché il ministero dell’Economia, che punta sulla repressione e su un miglior rapporto con i contribuenti per contrastare il fenomeno, lo dice chiaramente: ”l’evasione comporta un aumento del livello della pressione fiscale per i contribuenti che adempiono correttamente ai propri doveri fiscali, genera iniquità sociale, mina i principi di solidarietà e legalità sui quali si fonda il patto tra lo Stato e i cittadini”. In pratica, chi non paga il dovuto ”trae vantaggio anche dall’onesta’ altrui”. Il ministero dell’Economia stima l’evasione, misurando il ‘tax gap’ tra il dovuto in base all’andamento dell’economia e quanto versato effettivamente per le diverse imposte. Per le principali imposte si arriva a un’evasione di 91,4 miliardi, un valore che vale il 7% del Pil, in media, nei sei anni 2007-20012. E’ un valore in calo del 2,6% rispetto ad una media di 93,6 miliardi dei sei anni 2001-2006. Se si guarda agli ultimi dati il 52% di evasione si attesta al Nord, dove il tax gap di Iva, Ires, Irpef e Irap e’ di 47,6 miliardi, contro i 24 miliardi del Centro (26% del totale) e i 19,8 miliardi del Sud (22%). Ma interessante e’ anche la dinamica ‘filmata’ dal Mef: tra i due periodi considerati l’evasione e’ calata di 11,5 miliardi nel Nord Ovest e del 5,7% al Sud, mentre e’ aumentata dell’8,41% nel Nord Est e del 7% al Centro. Ma gli uffici fiscali non stanno con le mani in mano. Dai 13,1 miliardi del 2006 di maggiore imposta accertata dall’Agenzia delle Entrate, si arriva ai 24,5 miliardi del 2013. Quest’ultimo dato e’ pero’ in calo rispetto agli anni 2009-2012 e soprattutto rispetto al picco di 30,4 miliardi di imposta accertata nel 2011.