Papa: fermare l’Isis. Unità delle fedi contro il fanatismo

Pope Francis is welcomed by Recep Erdogan in Ankara

ANKARA. – Giunto in Turchia, Paese-ponte tra l’Occidente e un Medio Oriente in fiamme, lambito ai propri confini dagli orrori perpetrati dall’Isis, oltre che Stato dove i musulmani sono il 98% della popolazione, il Papa ha voluto subito lanciare il suo appello all’unità e alla solidarietà tra le religioni per mettere insieme al bando “ogni forma di fondamentalismo e di terrorismo”. E ha ribadito che in Iraq e in Siria – dove lo Stato islamico compie “violenze disumane” su intere comunità – “è lecito fermare l’aggressore ingiusto”, sempre nel rispetto del “diritto internazionale”, ma che la soluzione non può essere la “sola risposta militare”. Nel primo dei tre giorni nel “Paese della mezzaluna”, il Papa ha fatto tappa ad Ankara per gli incontri istituzionali, sostando dapprima, come da protocollo, al Mausoleo di Ataturk, padre della Repubblica turca. “Formulo i voti più sinceri perché la Turchia, ponte naturale tra due Continenti, sia non soltanto un crocevia di cammini, ma anche un luogo di incontro, di dialogo e di convivenza serena tra gli uomini e donne di buona volontà di ogni cultura, etnia e religione”, ha scritto il Papa nel Libro d’Oro. Quindi si è recato al nuovo e discusso Palazzo presidenziale, faraonica “reggia” di mille stanze diventata il simbolo del potere incontrastato di Recep Tayyip Erdogan. Dopo un colloquio a tu per tu col presidente durato più del previsto, il Papa nell’incontro con le autorità ha incentrato il suo discorso sul dialogo come unica via per costruire una “pace solida”, basata “sul rispetto dei fondamentali diritti e doveri legati alla dignità dell’uomo”. Nella Turchia dal sempre più forte identitarismo musulmano, ha anche richiamato a che “i cittadini musulmani, ebrei e cristiani – tanto nelle disposizioni di legge, quanto nella loro effettiva attuazione – godano dei medesimi diritti e rispettino i medesimi doveri”. E’ comunque parlando del Medio Oriente, “da troppi anni teatro di guerre fratricide”, che ha avuto i toni più forti. “Per quanto tempo dovrà soffrire ancora il Medio Oriente a causa della mancanza di pace?”, ha chiesto, esortando a “rinnovare il coraggio della pace” e rimarcando che “non possiamo rassegnarci alla continuazione dei conflitti”. Bergoglio ha sollecitato, con il “dialogo interreligioso e interculturale”, a “bandire ogni forma di fondamentalismo e di terrorismo, che umilia gravemente la dignità di tutti gli uomini e strumentalizza la religione”. Occorre “contrapporre al fanatismo e al fondamentalismo, alle fobie irrazionali che incoraggiano incomprensioni e discriminazioni, la solidarietà di tutti i credenti”, sulla base del “rispetto della vita umana” e della libertà religiosa. Nei vicini Iraq e Siria, per il Pontefice, vengono violate “le più elementari leggi umanitarie nei confronti dei prigionieri e di interi gruppi etnici”, ci sono “gravi persecuzioni ai danni di gruppi minoritari, specialmente – ma non solo – i cristiani e gli yazidi”. La Turchia va aiutata dalla comunità internazionale per la sua ospitalità ai profughi. E se per il Papa “è lecito fermare l’aggressore ingiusto”, nel quadro del diritto internazionale, “non si può affidare la risoluzione del problema alla sola risposta militare”: occorre “un impegno comune”, che destini le risorse non agli armamenti ma alla lotta alla povertà. Tesi in linea con quelle espresse dalla Santa Sede, anche dal card. Parolin all’Onu, che per la lotta all’Isis aveva parlato di “uso proporzionato della forza”, e comunque in un quadro “multilaterale”. Da parte sua, il presidente Erdogan ha espresso “preoccupazione per la rapida crescita dell’islamofobia”, facendo appello a musulmani e cristiani perché lottino insieme per arginarla. Per il presidente turco, inoltre, la comunità internazionale usa “due pesi e due misure” sul terrorismo: oltre a quello islamico esiste infatti un “terrorismo di Stato”, che riguarda il regime siriano di Bashar al Assad e Israele. Tenendo ferma la barra della collaborazione tra le diverse fedi contro i conflitti, nell’incontro al Diyanet col presidente degli Affari religiosi, Mehmet Gormez, il Papa – dopo aver proclamato “la più forte condanna” per “la violenza che cerca una giustificazione religiosa” – ha usato anche un’espressione molto intensa: “Noi, musulmani e cristiani”, ha detto elencando i tanti valori comuni, prima di sottolineare che “ogni iniziativa di dialogo autentico è segno di speranza per un mondo che ha tanto bisogno di pace”. Domani il Papa vola a Istanbul, dove, oltre agli incontri col Patriarcato ortodosso e la piccola comunità cattolica, visiterà la Moschea Blu. (Fausto Gasparroni/Ansa)