Renzi: preoccupa la mancanza di lavoro. C’è tanto da fare ma i posti crescono

Renzi, se riparte il Sud riparte l'Italia, questa è prioritá

ROMA. – “Non mi faccio chiudere nei palazzi, da chi immagina che se qualcuno protesta ho paura”. Lo ripete più volte, Matteo Renzi, nelle numerose tappe del suo ‘tour al Sud’. Per la terza volta, con cadenza trimestrale, il presidente del Consiglio attraversa Sicilia, Calabria e Campania. Visita le “eccellenze” locali, affronta agguerriti contestatori, guarda in faccia i “tanti problemi” e invita a non sprecare i fondi europei. Non risponde all’incessante fuoco amico della minoranza Pd: agli avversari interni si rivolgerà lunedì in direzione. Ma dalle fabbriche che nel Meridione creano lavoro, conferma la “determinazione” contro una disoccupazione che è “preoccupante”. Quando a metà mattinata Renzi giunge a Catania, l’Istat ha già diffuso i dati di un nuovo record storico di disoccupati: il 13,2%. Un problema “enorme”, che non consente di “dormire la notte”. Il premier non intende negarlo, perché chi provasse a farlo sarebbe “da ricoverare”, visto che negli ultimi anni si sono persi “oltre 900mila posti”. Ma invita per una volta a guardare il bicchiere “mezzo pieno”: i nuovi posti di lavoro crescono, “sono più di 100 mila da febbraio” e se il dato della disoccupazione aumenta è anche perché “molti ragazzi tornano a iscriversi alle liste perché pensano stia tornando la speranza che si possa ripartire”. La storia del Sud insegna, sottolinea il leader del Pd, che disfattismo, rassegnazione e “piagnisteo” sono una “minaccia” per il futuro. E allora mentre lo rincorrono le previsioni di un Pil nel quarto trimestre 2014 ancora a crescita zero, il capo del governo porta un messaggio “da pazzi”, e cioè che “la pagina più bella il Sud e l’Italia non la abbiamo ancora scritta”. “Magari – concede – non ce la faremo a fare meglio degli altri” Paesi, “ma faremo il meglio di quello che possiamo fare”. Non ne sembrano affatto convinti i lavoratori della Micron che lo aspettano in presidio a Catania e i cittadini che lo contestano davanti al municipio, come i manifestanti che lanciano uova e cercano di forzare il blocco delle forze dell’ordine all’AnsaldoBreda di Reggio Calabria. Ma Renzi non si lascia scomporre. “Non ci sto chiuso nel palazzo, ho fatto il sindaco. Contestazioni o non, starò in mezzo alla gente. Si stancheranno prima loro – assicura – noi non ci stanchiamo”. A Catania il premier ferma l’auto e parla alla delegazione Fiom, poi su Twitter sintetizza così: “Sul Jobs act abbiamo idee diverse. Ma i lavoratori Micron sono salvi”. A chi si prepara allo sciopero generale contro la sua riforma del lavoro, vuol rispondere con i fatti: attrazione di investimenti e posti di lavoro. E contrapporre al disfattismo degli avversari una narrazione di “speranza”, riassunta a ogni tappa in un tweet: a Catania ci sono l’azienda che “esporta torroncini in 30 Paesi” e “l’acceleratore di imprese”, a Reggio la produzione dei “treni della metropolitana di Copenaghen, Milano, Lima”, nell’avellinese (“Siamo a casa tua”, saluta Ciriaco De Mita) la “tecnologia” delle palette per motori aeronautici. Tornerà tra tre mesi al Sud, Renzi. Lo ha promesso, perché “se il Sud riparte, noi ripartiamo. Altrimenti non ce la faremo”. Ma nei prossimi tre mesi lo attendono tante sfide parlamentari, dalle riforme all’avvicendamento al Colle. E un impegno enorme sul fronte economico, a partire ancora dal lavoro, per il qualche “c’è ancora tanto tanto da fare”. “Faremo tante riforme, che non sto qui a ripetervi, perché son sempre le solite, anche perché bisognerebbe farle e le stiamo facendo”, dice in serata chiudendo il ‘tour’ in Campania. Lui, gli avversari sono avvertiti, andrà avanti come fatto finora, con “ambizione, determinazione, tenacia”. I contestatori, è la scommessa, “si stancheranno prima”.  (di Serenella Mattera/ANSA)

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