Russia, asse con Opec: non tagliamo produzione petrolio

Pubblicato il 29 novembre 2014 da redazione

petrolio

 

ROMA. – Si profila un asse Russia-Opec sul fronte della produzione del petrolio. Il vice primo ministro russo, Igor Shuvalov, ha sottolineato la volontà del Paese di tenere la linea dei produttori e di non ridurre le quote di produzione, per conservare la propria posizione sul mercato e per proteggere il bilancio statale. Proprio nel giorno in cui, per la decisione dell’Opec di non ridurre la quota di produzione giornaliera, ferma a 30 milioni di barili, il Venezuela ha deciso di adoperare tagli al bilancio pubblico, messo in pericolo proprio dal costante calo del prezzo del greggio. “Gli analisti dicono che uno dei motivi principali dietro al crollo dei prezzi del greggio è che alcuni paesi produttori arabi stanno provando ad escludere lo shale dai mercati internazionali”, ha spiegato, sottolineando che in un momento in cui tutti cercano di confermare la propria posizione sul mercato “noi non dovremmo fare niente per ora”, proprio per non rischiare di vedere intaccata la propria quota di mercato.  L’obiettivo dei paesi arabi, e ora parrebbe anche quello della Russia, è quello di mettere fuori mercato i produttori americani di shale oil, il petrolio estratto dai frammenti di rocce di scisto bituminoso, che ha un alto costo di produzione e non sarebbe più conveniente con un greggio intorno a quota 60 dollari. Ieri il brent inglese e il Wti statunitense sono ulteriormente scesi verso quella soglia, anche se ancora distante circa 10 dollari. L’annuncio della Russia arriva poche ore dopo l’appello del ministro kuwaitiano del Petrolio, Ali al-Omair, che si è rivolto ai paesi produttori di petrolio ma non aderenti all’Opec perché collaborino nello “stabilizzare il mercato ed evitare importanti fluttuazioni dei prezzi del greggio”. Ma, sottolinea Shuvalov quasi a voler escludere almeno formalmente la nascita di un asse, in questo momento “dobbiamo proteggere i nostri interessi. Non quelli dei principali produttori di petrolio del mondo”. Non mancano però gli elementi di preoccupazione. Con il petrolio sotto i 70 dollari per la prima volta in 4 anni, ieri il rublo ha toccato il minimo storico nei confronti del dollaro. Un livello, dice Shuvalov, che non può essere ignorato: “La decisione della Banca centrale russa di rendere fluttuante il tasso di cambio del rublo e il crollo del prezzo del petrolio rappresentano una seria minaccia per noi”, ammette.

 

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