Gran Bretagna: rapporto shock, fino a 13 mila le vittime della nuova schiavitù

Pubblicato il 29 novembre 2014 da redazione

Conservative Party Conference in Birmingham

 

ROMA. – Collaboratrici domestiche, lavoratori agricoli, operai, pescatori, prostitute: dietro un’apparente normalità, sarebbero fino a tredicimila le persone che in Gran Bretagna vivono come schiavi. E’ la stima del ministero degli Interni britannico, in un rapporto sulla ‘schiavitù moderna’ nel Regno Unito. Gli ultimi dati diffusi dalla National Crime Agency, riferiti al 2013, parlavano di 2.744 vittime di questo fenomeno. Ma la nuova indagine – precisa la Bbc – si basa su dati raccolti da diverse fonti, dalla polizia alle guardie di frontiera alle organizzazioni di beneficienza. Rielaborati dal ministero dell’Interno con sperimentate metodologie statistiche, hanno fatto emergere una realtà sotterranea che potrebbe essere sfuggita agli studi precedenti. Fra i nuovi schiavi di cui parla il rapporto vi sono vittime del traffico di esseri umani provenienti da oltre cento Paesi – fra cui Albania, Nigeria, Vietnam e Romania – ma anche bambini e adulti nati nel Regno Unito. Le nuove cifre “sono scioccanti e impongono un’azione urgente”, ha detto il ministro Theresa May. Da qui una nuova strategia che passa attraverso una nuova legge, il Modern Slavery Bill ora al vaglio del Parlamento, che fornisce ai tribunali inglesi e gallesi nuova poteri per proteggere le vittime della tratta. Scozia e Irlanda del Nord stanno pianificando misure analoghe. Ma la legislazione, ha osservato Theresa May, rappresenta “solo una parte della risposta”, che deve prevedere anche un’azione “concertata e coordinata tra diversi partner”, a livello interno e internazionale. La polizia di frontiera si varrà dunque di personale specializzato, capace di individuare possibili vittime della tratta in porti e aeroporti. Inoltre, si prevede di rafforzare gli strumenti legali per confiscare i guadagni di trafficanti e sfruttatori. Il governo individuerà i Paesi con cui prioritariamente lavorare, ed enti come chiese e ong attive tra i bisognosi. Le ambasciate si occuperanno infine di sviluppare iniziative all’estero, e nuove misure andranno prese anche dagli enti locali. Secondo il ministro Karen Bradley, competente proprio sulla schiavitù moderna, si tratta di “un crimine molto nascosto, che dobbiamo portare alla luce”, lavorando per individuarne la presenza anche nella normalità della vita sociale. Ma Aidan McQuade, direttore di Anti-Slavery International, il pur positivo piano del governo non farà abbastanza. Se si lascia un rapporto di lavoro, anche improntato al peggiore sfruttamento – ha detto alla Bbc – il rischio è di essere espulsi, e questo garantisce un enorme potere ai datori di lavoro senza scrupoli.

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