Renzi e gli “eroi” del lavoro, nuovo scontro con Camusso

Pubblicato il 29 novembre 2014 da redazione

Jobs Act: Cna, riforma non penalizzi i piccoli

 

ROMA. – Rimboccarsi la maniche e lavorare, senza pensare che di fronte alle difficoltà basti urlare più forte: Matteo Renzi offre così, all’assemblea nazionale della Cna, il suo identikit dell’ “eroe quotidiano”, non smarcandosi dal “momento difficile” in cui versa l’Italia e promettendo, una volta ancora, di essere “più forti della crisi”. Ma le parole del premier scatenano l’ennesimo scontro con la Cgil di Susanna Camusso, che all’eroe ‘renziano’ oppone “le persone normali” ed esorta il suo ‘antagonista’ a ripetere il medesimo messaggio a tutti i lavoratori, compresi quelli che, nonostante “si sentano ricattati e non prendano lo stipendio da mesi”, continuano a recarsi sul posto di lavoro. La polemica viaggia per l’intera giornata ricalcando il binario dello scontro tra la piazza e il premier-rottamatore. Ma, in realtà, quella dell’eroe è una definizione che Renzi, nel suo videomessaggio, non affida alla mera impresa. “Ciascuno di voi è un imprenditore, un artigiano, un lavoratore. Sa perfettamente che partire la mattina con il grido ‘tanto non ce la faremo mai’, non è soltanto frustrante, rende impossibile l’impresa. Chi la mattina si alza e prova a fare il suo mestiere, e lo fa mettendosi in gioco tutto, è un eroe dei tempi nostri, è un eroe della quotidianità”, sono le parole con cui Renzi chiede alla Cna un aiuto per cambiare il Paese. Ma, forse, per la platea alla quale è diretto il messaggio – artigiani e pmi – o semplicemente per l’inerzia di uno scontro che avrà nello sciopero del 12 dicembre una nuova tappa chiave, le parole del premier innescano la veemente reazione di Camusso.  “Il futuro di un Paese non può essere fatto da eroi, ma da persone normali”, è la stoccata del segretario della Cgil secondo cui l’attuale situazione del Paese “è la conseguenza di non aver cambiato il senso delle politiche che si fanno”. Alla Camusso, nel pomeriggio risponde la stessa Cna: “non conosce i nostri imprenditori”. Mentre nel dibattito entrano anche il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, che parla di “polemiche sterili” definendo “eroi tutti gli italiani” e il segretario della Uil, Carmelo Barbagallo, che attacca: “Mi fa piacere che Renzi vada nelle fabbriche, ma mi sembra che sia più dalla parte degli imprenditori”. Il premier non arretra di un centimetro, rivendicando una “rivoluzionaria riduzione di 18 mld di tasse” operata dal suo governo e ribadendo che fisco, giustizia e burocrazia saranno presto semplificati. Ma è sulla differenza tra chi si mette in gioco per risollevare il Paese dal pantano e chi urla per “alimentare tensioni” che il premier si sofferma a lungo, con un occhio alle proteste di piazza – anche ieri presenti durante il suo tour nel Sud – e anche a quella sinistra Pd sul Jobs Act è andata fino in fondo nello scontro. Concetti che Renzi ribadirà domani in tv, con una legge di stabilità ormai incassata alla Camera e un percorso a ostacoli previsto su riforme e legge elettorale. Tutti nodi che il premier vuole in porto entro gennaio, forte e allo stesso tempo consapevole della fiducia ‘a tempo’ accordatagli dall’Europa. (Di Michele Esposito/ANSA)

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