Notte d’inferno a Kobane, 30 raid e uccisi 50 dell’Isis

Libia: su sito jihadista foto "Stato islamico di Barqa"

 

ROMA. – I jihadisti intensificano gli attacchi contro la città curda di Kobane, colpendola da quattro fronti, anche da quello lungo la linea del vicino confine turco, e la coalizione internazionale a guida Usa risponde immediatamente con una serie di bombardamenti che incendiano la notte in tutta l’area. Almeno 30 i raid aerei e almeno 50 i miliziani dell’Isis uccisi, secondo l’Osservatorio siriano dei diritti umani (Osdh). Si tratta, per i fondamentalisti islamici, di un bilancio tra i più pesanti da quando, lo scorso 23 settembre, la coalizione ha dato il via ai bombardamenti nel tentativo di spezzare il feroce assedio che da metà settembre sta cercando di strangolare la città, con decine di morti e centinaia di profughi ma anche una resistenza accanita che vede combattere fianco a fianco gli uomini e le donne peshmerga. Almeno 50 “jihadisti sono morti nei raid aerei della coalizione, nei violenti combattimenti contro i curdi e in cinque attentati suicida compiuti attraverso Kobane””, ha riferito l’Osdh, aggiungendo che la notte scorsa gli aerei anti-Isis hanno colpito anche Raqqa e i dintorni della località controllata dallo Stato islamico centrando una trentina di postazioni jihadiste, un bilancio pesante come da tempo non veniva registrato. Nell’impennata dei combattimenti, si sono perse le tracce della trentunenne Gillian Ghila Rosenberg, la cittadina israelo-canadese arruolatasi fra le forze curde. E’ mistero sulla sua sorte, dopo che un sito web vicino alla Stato Islamico ha affermato che e’ stata fatta prigioniera con altri combattenti. Lo Shin Bet (sicurezza interna israeliana) dice di non avere informazioni recenti, mentre fonti curde, escludono che fosse sulla linea del fuoco a Kobane. Intanto continuano le accuse (da parte curda) e le smentite (da parte turca) sulla provenienza dei kamikaze che ieri hanno attaccato lungo la linea del confine tra Siria e Turchia, a ridosso di Kobane. Sarebbero arrivati, secondo i curdi, proprio attraversando la frontiera. Ankara ha ripetuto che si tratta di “menzogne” ma anche oggi il principale partito curdo della Turchia, il Partito democratico popolare, è tornato sull’argomento chiedendo formalmente l’apertura di un’inchiesta. E insinuando il dubbio che i villaggi turchi vicini al confine, evacuati dal governo di Ankara ufficialmente per motivi di sicurezza, siano stati svuotati proprio per consentire ai miliziani dello Stato islamico di transitare indisturbati e senza essere individuati. Anche di questo parleranno domani ad Ankara, secondo fonti concordanti, i presidenti russo Vladimir Putin e turco Recep Tayyp Erdogan. Il primo è l’alleato di maggior peso del presidente siriano Bashar al-Assad, il secondo ne esige da mesi il ritiro dalla scena politica.

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