Subito l’Italicum, ma in vigore dal 2016. Alla Camera la riforma costituzionale

Pubblicato il 02 dicembre 2014 da redazione

Italia-Algeria: Renzi, tra i due Paesi rapporto strategico

 

ROMA. – Sulla legge elettorale Matteo Renzi rilancia. E da Algeri propone una nuova “clausola di salvaguardia” che potrebbe tranquillizzare chi teme il voto anticipato non appena varato l’Italicum. Invece di ancorare la riforma elettorale a quella costituzionale, è la sua idea, meglio fissare una data che lui indica nel “1 gennaio 2016”. Anche perché far dipendere la vita di una riforma da un’altra, osserva, “sarebbe un atto contro la Costituzione”. Ma lo sparigliare le carte del presidente del Consiglio scatena la protesta di parte del Pd, lascia perplessa Forza Italia e apre il dibattito al Senato, proprio nel giorno in cui in commissione Affari Costituzionali prende il via la discussione generale sull’ Italicum. “Di primo acchito – è il commento del Dem Alfredo D’Attorre – mi pare una idea balzana” perché “qui non si tratta di ammansire il Parlamento permettendo ai parlamentari di rimanere in carica un anno in più”. L’Italicum, ricorda, è disegnato su un sistema monocamerale e quindi, fino a quando non entra in vigore la legge che elimina il bicameralismo perfetto, non può funzionare, altrimenti si corre il rischio di produrre “due maggioranze diverse tra Camera e Senato”. L’idea di Renzi piace invece a Ncd solo che, osserva Gaetano Quagliariello, “andrebbe rivista la data”. Secondo lui, infatti, sarebbe meglio parlare di “gennaio 2017”. Secondo altri Dem l’idea più giusta, come sostiene anche D’Attorre, “sarebbe quella di far procedere in parallelo l’approvazione definitiva delle due riforme”. Ma non è così semplice anche perché le cose al Senato potrebbero andare per le lunghe, mentre oggi in prima commissione alla Camera vengono accantonati i primi due articoli della riforma del Senato, il “cuore” del testo. Il tentativo di Calderoli andato a buon fine di far slittare il termine per la presentazione degli emendamenti a dopo il via della sessione di bilancio potrebbe diventare un problema. Basterebbe infatti che si presentasse una proposta di modifica con una voce di spesa per allungare i tempi visto che si dovrebbe attendere il parere della commissione Bilancio che è però alle prese con la legge di Stabilità. Ma potrebbe non essere questo l’unico “intralcio”. In commissione, ad esempio, si sono iscritti a parlare in 53 di cui 18 sono quelli che si definiscono “fittiani”. Il presidente della commissione Anna Finocchiaro ha minacciato sedute notturne, ma il “deterrente” potrebbe non bastare. Anche perché il Patto del Nazareno, si osserva, “chissà quante cose riguarda” e “alzare il tiro usando le riforme che Renzi vuol portare a casa a tutti i costi è fin troppo facile”. L’ipotesi “più realistica” al momento è quella che si arrivi al voto in commissione “non prima del 23 dicembre” perché i nodi da sciogliere sono ancora tanti. A parte il discorso della “clausola di salvaguardia” che oggi Renzi prova a bypassare, restano aperte le questioni dei capilista bloccati e della possibilità di concedere l’apparentamento con altre liste dopo il ballottaggio. Mentre su quest’ultimo punto si dovrebbe arrivare ad una soluzione in tempi rapidi sui capilista FI e i “piccoli” sono pronti a dar battaglia. L’idea di “concedere” un capolista bloccato solo dove ci sia certezza di portare a casa uno scelto con le preferenze “non inciderebbe su FI”. E quindi, si spiega tra i Dem, “non avrebbe senso”. Ncd punta molto sulle candidature plurime che potrebbero garantire la blindatura quantomeno dei leader che alla fine potrebbero optare a favore del candidato “preferito”, ma c’è anche chi rilancia sull’idea del listino circoscrizionale “innalzato al 30%” che potrebbe “offrire più garanzie per tutti”. E nel frattempo, se si dovesse andare comunque al voto anticipato? “Non c’è dubbio – è la risposta unanime – si andrebbe con il Consultellum”. Proprio come prevede l’altra clausola di salvaguardia suggerita da Calderoli in un odg presentato oggi e che essendo “d’indirizzo” dovrà essere messo ai voti prima degli emendamenti: assicurare comunque che ci sia sempre una legge elettorale perché si possa votare in caso di necessità. Ma anche per questo servirebbero dei ritocchi. (Di Anna Laura Bussa/ANSA)

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