Spazio: i progetti europei che parlano italiano

Ariane 6

 

ROMA. – Parlano italiano i progetti che segnano il futuro dell’Europa nello spazio. Dai lanciatori alle missioni ExoMars, l’Italia è in prima fila nei programmi che oggi hanno avuto la luce verde dalla conferenza ministeriale dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa). Il nuovo lanciatore Ariane 6, il cui volo di prova è atteso nel 2020, è forse il risultato più importante portato a casa dalla Francia, ma rappresenta moltissimo anche per l’Italia. I suoi motori derivano infatti dal motore P80 di Vega, il ‘piccolo’ della famiglia dei lanciatori dell’Esa ideato e costruito in Italia, a Colleferro (Roma), dalla Avio. La versione media dell’Ariane 6 avrà due motori e quattro la più grande, più uno stadio a liquido per ciascun tipo di lanciatore. L’investimento complessivo è di 8 miliardi in dieci anni, che assicureranno produttività e posti di lavoro. E’ destinato a crescere anche lo stesso Vega, primo on una prima versione chiamata Vega-C, approvata oggi e il cui primo volo è previsto nel 2018. che in futuro dovrebbe portare al Vega-E (Evolution). L’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) gestirà la strategia in questo settore sia nell’ambito dell’Esa sia come parte della Elv (la società costituita per il 70% da Avio e per il 30% dall’Asi). Via libera anche alle due missioni ExoMars : quella del 2016 che prevede una sonda nell’orbita marziana e quella del 2018 con il rover ‘Schiaparelli’, che si poserà sul suolo marziano. Lo stanziamento complessivo è di 1,2 miliardi, con un contributo dell’Italia compreso fra il 35% e il 37%, seguito dalle quote di Gran Bretagna, Francia e Germania. L’Italia partecipa alla costruzione di entrambi i veicoli con gli stabilimenti di Torino della Thales Alenia Space (Thales-Finmeccanica) ed è italiano il trapano del rover Schiaparelli: ‘fratello maggiore’ del trapano del lander Philae della missione Rosetta, è destinato a perforare il suolo marziano fino a due metri di profondità in cerca di eventuali forme di vita. E’ aumentata la partecipazione italiana alla Stazione Spaziale Internazionale, con un contributo di circa 180 milioni in sei anni, pari al 19% del totale. Importante per l’Italia anche la partecipazione di Francia, Gran Bretagna, Svezia e Spagna allo sviluppo di un veicolo in grado di rientrare nell’atmosfera, con il programma Pride (Program for Reusable In-orbit Demonstrator in Europe) destinato successore della capsula Ixv (Intermediate eXperimental Vehicle), progettata e costruita in Italia per l’Esa.

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