Secondo la Coalizione, “fermata l’avanzata dell’Isis”

Iran has flown missions against Islamic State, Pentagon says

 

NEW YORK. – L’avanzata dello Stato Islamico in Iraq e in Siria “è stata fermata”, assicura la Coalizione anti-Isis che adesso può contare anche sui raid dei caccia militari dell’Iran, che in modo autonomo hanno bombardato le postazioni dei jihadisti sul territorio iracheno. La campagna aerea della Coalizione “comincia a mostrare dei risultati”, hanno scritto in un documento congiunto i sessanta Paesi anti-Isis, riuniti a Bruxelles su iniziativa degli Stati Uniti. Ma Damasco non è d’accordo, anzi, sostiene il contrario. I raid sono inefficaci, “non hanno prodotto risultati reali”, ha detto il presidente Bashar al Assad. I bombardamenti aerei della coalizione, “ci avrebbero certamente aiutato se fossero stati seri ed efficaci”, ma “non abbiamo osservato alcun cambiamento” e “non ci sono stati risultati reali”, ha detto Assad in un’intervista a Paris Match. L’affondo di Damasco arriva proprio mentre il Pentagono rivela che anche l’Iran, grande alleato del presidente siriano sta conducendo a sua volta raid aerei contro postazioni dell’Isis in Iraq. Al Jazeera ha mostrato le immagini dei caccia F-4 Phantom iraniani in volo sulla provincia irachena di Dyala e il portavoce del Pentagono, ammiraglio John Kirby, ha affermato che gli Usa hanno “indicazioni che Teheran ha condotto attacchi aerei contro l’Isis in Iraq con jet da combattimento”. Ma si tratta di raid, ha subito precisato Kirby, che sono condotti dall’Iran in maniera indipendente, ovvero non sono coordinati con gli Usa, perché, ha detto, “non è cambiato nulla riguardo alla nostra politica in base alla quale non coordiniamo le nostre attività con gli iraniani”. Un concetto ribadito anche a Bruxelles dal segretario di Stato John Kerry, secondo il quale “è evidente che è un bene” se l’Iran colpisce l’Isis, ma nella politica degli Usa verso l’Iran “nulla è cambiato” e quindi “non c’è alcun piano di coordinamento”. Chiaro il riferimento al braccio di ferro sul programma nucleare di Teheran. A sua volta, l’Iran non conferma né smentisce. “Non c’è stato alcun cambiamento nella politica iraniana per fornire supporto e consulenza alle autorità irachene nella lotta contro Daech (acronimo arabo per l’Isis, ndr)”, ha solo detto il portavoce del ministro degli Esteri iraniano, Marzieh Afkham. Ma resta il fatto che nel comunicato diffuso al termine dalla riunione ministeriale dei 60 paesi della coalizione anti-Isis si afferma che finalmente i raid iniziano a produrre dei “risultati” visibili. “Le forze irachene e le forze del governo regionale del Kurdistan, con il sostegno di raid aerei della coalizione, stanno riguadagnando terreno in Iraq”, secondo quanto si legge nel documento. Da quando sono iniziati i raid – l’8 agosto in Iraq e poi il 23 settembre in Siria – la coalizione ha fatto “progressi significativi” contro l’Isis. Ne “ha fermato lo slancio” e “indebolito le finanze”, ha poi detto John Kerry in maniera ancora più esplicita. Ma le operazioni militari non bastano, ha d’altro canto affermato. “C’è ancora molto lavoro da fare”, e per “distruggere” l’Isis, ha sottolineato, ne “va colpita l’ideologia”, e “il loro messaggio di odio”, che “è messo in discussione nelle moschee di tutto il mondo”.