L’America indignata, ondata di proteste contro il razzismo

People Protest over no indictment in Eric Garner's chokehold case in New York City

NEW YORK. – L’America non smette di indignarsi. Almeno quella parte del Paese – non solo neri ma anche tantissimi bianchi, ispanici, asiatici – che non tollera più l’eccesso di violenza della polizia e il sospetto che dietro ad essa ci sia un razzismo strisciante. Così una nuova ondata di proteste sta scuotendo l’intero Paese. Ferguson, Cleveland, New York, e – tornando un po’ indietro nel tempo – Sanford, in Florida, dove a morire fu Trayvon Martin: troppi i casi da un angolo all’altro degli Stati Uniti in cui afroamericani disarmati, e spesso appena teenager, vengono uccisi da poliziotti bianchi. La misura sembra colma, e i leader dei movimenti per la difesa dei diritti civili, il reverendo Al Sharpton in testa, hanno annunciato una grande marcia a Washington per il prossimo 13 dicembre. Una manifestazione che riecheggia quel 28 agosto 1963 quando, al culmine della storica manifestazione contro la discriminazione nei confronti della comunità afroamericana, Martin Luther King pronunciò il celebre discorso ‘I Have a Dream’. La goccia che ha fatto traboccare il vaso – a pochi giorni dai nuovi disordini di Ferguson – è l’ennesima ‘assoluzione’ di un agente di razza bianca che a New York la scorsa estate uccise l’ennesimo afroamericano disarmato, stavolta soffocandolo con una stretta ‘illegale’ al collo. Dopo la discutibile decisione del Gran Giurì (difficile da comprendere di fronte al video shock da giorni trasmesso 24 ore su 24 da tutti i canali tv) la rabbia è scoppiata nella Grande Mela e in decine di altre città americane, da Seattle a Okland, da Los Angeles a Chicago, con cortei spontanei andati avanti tutta la notte. E anche con blocchi stradali e auto incendiate. Solo a New York – dove si è manifestato in molti luoghi simbolo della città (da Times Square alla Rockfeller Plaza al Radio City Hall) – sarebbero un centinaio gli arresti. E i manifestanti giurano che torneranno in strada. Il presidente americano Barack Obama e il sindaco della Grande Mela Bill de Blasio nelle ultime ore hanno più di una volta espresso la loro ira. “Tutti i cittadini devono essere uguali davanti alla legge”, ha ammonito Obama, ribadendo il suo massimo impegno per imprimere una svolta, per affrontare una situazione che – ha detto – “è un problema di tutta l’America”. De Blasio, che ha fatto della riforma della polizia uno dei cavalli di battaglia della sua campagna elettorale e che ha confessato di aver paura anche per suo figlio Dante, si appresta ad annunciare una rivoluzione nella formazione degli agenti newyorkesi. E il guardasigilli, Eric Holder, ha ribadito che “è ora di fare di più”, ricordando come l’inchiesta federale sull’uccisione di Michael Brown a Ferguson va avanti, nonostante la decisione del Gran Giurì di scagionare l’agente Darren Wilson. E, ha annunciato il ministro della giustizia, le indagini sul caso del dodicenne con la pistola giocattolo ucciso a Cleveland hanno accertato “un uso eccessivo della forza da parte degli agenti”, che ora saranno chiamati a rispondere del caso. Non solo: Holder ha sottolineato come si stia già lavorando giorno e notte alla stretta sulla polizia annunciata giorni fa da Obama: dalla ‘demilitarizzazione’ degli agenti alla fine dell’odiato ‘stop and frisk’, la pratica secondo cui gli agenti possono fermare e perquisire chiunque giudichino a loro discrezione sospetto, anche solo in base al colore della pelle. E in molte città, tra cui New York, è pronta a partire la sperimentazione delle ‘body camera’, le telecamerine che gli agenti dovranno indossare sulla divisa mentre sono in servizio. Intanto la moglie di Eric Garner, l’afroamericano di 43 anni soffocato a New York, chiede a gran voce giustizia e nega ogni perdono all’agente Daniel Pantaleo, che si è difeso dicendo che non era sua intenzione fare del male a nessuno. Commuove però il grido di dolore di Erica, la figlia della vittima: “C’è un video con mio padre che supplica dicendo che non può più respirare e muore sul marciapiede. Cosa si dovrà fare ancora perché le cose cambino?” (Ugo Caltagirone/Ansa)

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