De Blasio al figlio, “stai attento alla polizia”

Pubblicato il 04 dicembre 2014 da redazione

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NEW YORK. – “Sei un ragazzo nero in strada, sta attento alla polizia”: quando il sindaco di New York Bill de Blasio manda a suo figlio questo ammonimento significa che c’è qualcosa di molto sbagliato nei rapporti tra razze in America. Dopo la mancata incriminazione del poliziotto bianco che ha soffocato un nero disarmato a New York, de Blasio ha confessato di aver messo in guardia Dante, il minore dei due figli avuti dalla moglie di colore Chirlane, dai poliziotti della citta’. “Non so come mi sarei sentito se fosse successo a Dante”, ha detto il sindaco che ieri, a caldo, aveva ammesso che lui e Chirlane, quando Dante esce la sera, sono contenti quando rientra sano e salvo. Nel discorso a caldo dopo il verdetto del gran giuri’, e poi di nuovo oggi in una intervista a una radio privata di New York, il successore di Michael Bloomberg non ha fatto mistero di stare dalla parte di chi e’ sceso in piazza, un’atteggiamento che gli e’ valso un attacco del predecessore repubblicano Rudy Giuliani: “Con le sue parole alimenta violenze”. Ma per de Blasio la crisi che e’ scoppiata con il caso Eric Garner ha una valenza personale. Con la capigliatura afro che fece da biglietto da visita della sua famiglia birazziale durante la campagna per la successione a City Hall – co-protagonista di un celebre spot in cui il ragazzo criticava la politica dello “stop and frisk”, le perquisizioni preventive caratteristiche della polizia di Bloomberg – Dante de Blasio, a dispetto del nome italianissimo, e’ un teen-ager nero come tanti dei ghetti del Bronx: quelli che spesso vengono presi di mira dalla polizia per il minimo comportamento non in riga. “Per anni ho avuto questa preoccupazione, la stessa di Chirlane: sara’ al sicuro Dante stanotte? E non al sicuro dalle dolorose realtà del crimine e della violenza di alcuni dei nostri quartieri, ma dalla stessa gente di cui si dovrebbero fidare come nostri protettori”. Per de Blasio e per la sua famiglia, tragedie come quelle di Eric Garner, sospettato di vendere sigarette sciolte su un molo di Staten Island e finito all’obitorio, o di Michael Brown a Ferguson sono “personali” come fu personale per il presidente Barack Obama quando in Florida un vigilante bianco ammazzo’ il ragazzo nero Treyvon Martin: “Avrei potuto essere io quel teen-ager”, aveva detto il presidente che la scorsa settimana, in un incontro alla Casa Bianca con i sindaci dopo l’esplosione di violenza in Missouri, aveva avvicinato de Blasio: “Dante mi ricorda com’ero da ragazzo. So che anche tu vedi questa crisi attraverso lenti molto personali”.  (di Alessandra Baldini/ANSA)

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