Immigrazione: freddo e sete, 18 morti su un gommone

Pubblicato il 05 dicembre 2014 da redazione

Migrants rescued in Lampedusa

ROMA. – C’è anche una bambina di 6 o 7 anni tra le vittime dell’ultima tragedia del mare nel Canale di Sicilia. Una strage senza fine che fa dire all’Onu che quella di Frontex “è una risposta insufficiente” e all’Ue che “bisogna fare di più”, mentre il ministro dell’Interno Alfano insiste: “bisogna contrastare i mercanti di morte”. Il gommone dei migranti, partito dalla Libia, era in mare da giorni, ormai in avaria. Quando ieri è stato raggiunto da due motovedette della Guardia costiera e da un rimorchiatore civile – 110 miglia a sud di Lampedusa e 50 miglia a nord di Tripoli – a bordo sono stati trovati 16 corpi senza vita. Altri due immigrati erano in gravissime condizioni: uno, con edema polmonare, è morto poco dopo. La sete e il freddo le cause probabili dei decessi. La diciottesima vittima è una giovane morta nel reparto di ginecologia ed ostetricia dell’ospedale di Agrigento, dove era stata portata in elisoccorso da Lampedusa per una grave ipotermia, per ustioni diffuse in quasi tutto il corpo e per un aborto in corso. I 73 superstiti sono stati trasferiti prima su nave Orione e successivamente sulla rifornitrice Etna, della Marina militare. Le salme, invece, sono state portate da una motovedetta a Porto Empedocle, dove sono giunte nel pomeriggio. Presumibilmente domani le bare verranno tumulate in diversi cimiteri della provincia. Sempre ieri, altre due operazioni di salvataggio da parte della Marina militare, con il pattugliatore Cigala Fulgosi e la corvetta Driade che hanno recuperato da due gommoni 102 e 100 migranti a sud di Lampedusa. I migranti sono stati trasbordati sulla rifornitrice di squadra Etna, dove sono stati assistiti. “Piangiamo queste vittime e al tempo stesso ribadiamo che il contrasto ai mercanti di morte è la cosa più importante”, ha detto Alfano, oggi a Bruxelles per il Consiglio Ue, insistendo sulla necessità di considerare la Libia la priorità della comunità internazionale e di “costruire nei Paesi del Mediterraneo campi di accoglienza per fare lo screening dei migranti che hanno diritto all’asilo”. Solo così “stronchiamo la più grande agenzia criminale di viaggi del mondo, un tour operator assassino, che non venderà più i macabri biglietti”. “La nostra azione è corretta e giusta”, ha aggiunto Alfano, ricordando che l’intervento delle navi italiane è avvenuto non lontano dalle coste libiche e che, anche durante l’Operazione Mare Nostrum, che presto dovrebbe cessare, “499 cadaveri sono stati contati durante l’operazione e altri 1.500, secondo le dichiarazioni dei superstiti, sono dispersi”. Come però ricorda lo stesso responsabile del Viminale, Mare Nostrum ha salvato migliaia di vite e questa nuova tragedia riaccende il dibattito sull’opportunità di chiudere l’operazione. La preoccupazione arriva in primo luogo dall’Onu, con il relatore speciale Francois Crepeau che – dopo aver lodato l’Italia per la risposta “audace e coraggiosa” data all’emergenza immigrazione – avverte: “l’operazione Triton di Frontex è una risposta necessaria ma insufficiente quando sono in gioco così tante vite umane. L’operazione della Ue si limiterà a difendere la frontiera marittima italiana. Senza un’operazione come Mare Nostrum c’è il timore che l’estate prossima migliaia di persone continueranno a morire”. E dunque, questa al conclusione, “l’Italia non può essere lasciata sola” nell’affrontare questa crisi umanitaria globale. Un altro grido d’allarme arriva dalla stessa Unione Europea. E’ il commissario all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos, che in mattinata ha incontrato Alfano, a sottolineare come la morte dei migranti “è un duro monito che molto ancora deve essere fatto. Dobbiamo dare risposte credibili in uno spirito di maggiore solidarietà e responsabilità”. Tra le priorità, secondo Avramopoulos, “gli Stati membri dovrebbero focalizzarsi sull’attuazione delle nuove regole del sistema di asilo comune”, trasformando “le buone intenzioni in azioni concrete”. Allo studio, ha detto, c’è “un progetto pilota per arrivare ad una condivisione più equa degli oneri e ad un numero credibile di ricollocamenti in tutta Europa”.  (di Vincenzo Sinapi/ANSA

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