Alemanno, avevo avvisato i miei su Carminati

MAFIA CAPITALE: LA LUNGA GIORNATA DI ALEMANNO, SI DIFENDE IN TV

ROMA. – “Io avevo messo in guardia i miei collaboratori su Massimo Carminati, mi hanno giurato che non avevano a che fare con lui: gli ‘infedeli’ esistono, mi hanno tradito”. Gianni Alemanno rigetta qualsiasi contatto con la cupola romana e tantomeno col capo del’organizzazione, l’ex Nar Massimo Carminati. E bolla come infondata la circostanza emersa da un’intercettazione “dei miei viaggi in Argentina per portare soldi: lo conferma anche la Procura, e lo dicono anche le carte dell’inchiesta che su questa questione gli inquirenti non hanno avuto riscontri”. Anzi Alemanno, che nell’inchiesta Mafia Capitale è indagato per associazione a delinquere di stampo mafioso “ma mi difenderò e dimostrerò la mia estraneità”, attacca proprio la “fonte” di questa circostanza, ovvero Luca Odevaine, già vice capo di gabinetto di Veltroni. “E’ una persona a me evidentemente ostile -dice l’ex sindaco- da me allontanato dagli incarichi con il Comune di Roma”. Dei viaggi di Alemanno e del figlio in Argentina “con valigie piene di contanti” infatti ne parla Odevaine in un’intercettazione allegata alle carte dell’inchiesta della Procura di Roma. “Ma sai che Alemanno si è portato via, ha fatto quattro viaggi lui e il figlio con le valigie piene de’ soldi in Argentina, se so’ portati con le valigie piene de contanti, ma te sembra normale che un sindaco… me l’ha detto questi de Polaria”, afferma Odevaine, arrestato nell’inchiesta, parlando con Mario Schina. Odevaine precisa che Alemanno con le ipotetiche valigie piene di soldi non ha subito controlli perchè “è passato al varco riservato”. “Non solo non ho mai portato un euro fuori dalle frontiere ma ho dovuto, come più volte spiegato, vendere una casa e accendere un mutuo per pagare i miei debiti della mia campagna elettorale”, rilancia Alemanno. Poi spiega che già più di un anno e mezzo fa “leggendo l’inchiesta dell’Espresso” sui nuovi Re di Roma, ovvero Carminati e sodali, “avevo messo in guardia i miei e mi hanno giurato che non avevano a che fare con lui”. Dalle carte dell’inchiesta però emerge che l’ex ad di Ente Eur e ex braccio destro di Alemanno Riccardo Mancini, Franco Panzironi ex ad di Ama e Antonio Lucarelli, ex capo della segreteria di Alemanno, avevano rapporti con Carminati e i suoi uomini. “Esistono i collaboratori infedeli -dice Alemanno- non si può pensare che un sindaco conosca tutto dei suoi uomini. “Lo stesso problema ha avuto Veltroni con Odevaine (già vice capo di gabinetto del Campidoglio con la giunta Veltroni, ndr) o Marino con il dirigente della Direzione Trasparenza Italo Politano (rimosso dopo il suo coinvolgimento nell’inchiesta,ndr) – spiega Alemanno – le persone infedeli esistono e bisogna prenderne atto”. Quanto a Salvatore Buzzi, continua ancora Alemanno, “era un uomo al di sopra di ogni sospetto, esponente e capofila delle cooperative sociali, anche altre giunte erano in contatto con lui”. E la prova che Alemanno non sospettasse nulla su Buzzi è l’usare nella campagna elettorale per le amministrative contro Marino una foto con Buzzi per confutare uno scatto che, nella stessa circostanza, lo riprendeva accanto ad un esponente del clan Casamonica. “Tutti avevano rapporti con Buzzi, tutti”, dice Alemanno. Le carte dell’inchiesta lo dicono chiaramente.