Renzi, niente sconti. Pena minima per corruzione a 6 anni

Renzi, vergogna nugolo municipalizzate, taglio priorità

ROMA. – L’indignazione non basta. Non basta il commissariamento del partito e non bastano le parole di condanna. Di fronte a un terremoto giudiziario delle proporzioni di Mafia capitale, Matteo Renzi decide di convocare d’urgenza il Consiglio dei ministri annunciando nuove norme che porteranno da 4 a sei anni la condanna minima per corruzione. I corrotti pagheranno tutto, fino all’ultimo giorno, fino all’ultimo centesimo”, promette. Si alzeranno le pene e si ridurranno i margini del patteggiamento, che i “ladri” finora si potevano giocare come “una carta del Monopoli”, spiega il premier. Da qui l’aumento da quattro a sei anni di carcere per corruzione, una più facile confisca dei beni, il dovere di restituire “tutto il maltolto”, una prescrizione più lunga. “Piccoli” interventi, li definisce Renzi, “ma molto seri, molto significativi”. Il premier in un incontro a Palazzo Chigi con il ministro Andrea Orlando individua il perimetro delle nuove misure (che forse saranno contenute in un ddl) che andranno a integrare, spiega il Guardasigilli, il ddl sulla criminalità economica “già in discussione al Senato”. Poi fissa per giovedì alle 8 – prima della sua partenza per una visita istituzionale in Turchia – la riunione del Cdm che dovrà vararle. Ma subito annuncia il suo “impegno” ai cittadini in un video, diffuso attraverso Youtube e i social network. “Di fronte alla schifezza della corruzione a Roma, non possiamo che aspettare i processi. E le sentenze. Che speriamo veloci”, premette il premier. Perché “il governo non può mettere il naso in quello che fa la magistratura”: spetta ai giudici capire se davvero ci si trova di fronte a reati di stampo “mafioso” o di “banale – si fa per dire – corruzione”. Il governo alcune cose – dall’Expo al Mose, fino all’introduzione del reato riciclaggio – le sta già facendo, sottolinea Renzi. Ma questa volta non basta. Lo scandalo rischia di incrinare ancor di più il rapporto tra politica e cittadini (“Non siamo – scandisce il leader del Pd – tutti uguali”). Ma non solo. Rischia anche di dare un brutto colpo, in una fase già delicata, alla credibilità dell’Italia presso partner Ue e investitori internazionali. Perciò Renzi decide di provare che “il vento è cambiato” inasprendo le norme. “E’ inaccettabile” che chi “ruba possa patteggiare e trovare la carta ‘uscire gratis di prigione’ come al Monopoli”, spiega il presidente del Consiglio con immagine vivida. “In Italia su circa 50 mila detenuti, in carcere per corruzione con sentenza definitiva sono in 257: troppo poco rispetto ai numeri della corruzione”. Nel Cdm di giovedì – che dovrebbe esaminare anche la riforma del processo penale con le attese norme sulla prescrizione – il governo inasprirà il pacchetto corruzione, con quattro misure che si articoleranno così nel dettaglio: “Pena minima da quattro a sei anni, per cui anche in caso di patteggiamento un po’ di carcere si farà”. Due: “Sarà molto più semplice confiscare i beni ai condannati in via definitiva”, con norme severe come quelle per mafia (intervento già previsto in un ddl all’esame del Senato). Tre: “Si dovrà restituire tutto il maltolto”. Quattro: “Sarà allungata la prescrizione”. Anche sul fronte interno al Pd, mentre prosegue l’opera del commissario Matteo Orfini a Roma, il premier potrebbe annunciare una stretta. E, nel corso dell’assemblea nazionale convocata per domenica, potrebbe essere impressa un’accelerazione alla riflessione sul partito della commissione interna insediata da Matteo Orfini e Lorenzo Guerini, per intervenire anche con modifiche statutarie. (Di Serenella Mattera/ANSA)

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