I jihadisti minacciano la vendetta contro gli Usa

Pubblicato il 10 dicembre 2014 da redazione

Islamic Jihad militant funeral

NEW YORK. – In ballo c’è la sicurezza degli Usa. I jihadisti nel mondo già minacciano vendetta: “Fratelli e sorelle, vendicatevi del serpente americano”, hanno esortato alcuni sul web, e altri arrivano persino a teorizzare che “essere decapitati è 100 volte più umano, più dignitoso di quello che queste sporche canaglie hanno fatto ai musulmani”. Ma sul piatto c’è anche il prestigio della Central Intelligence Agency e a stretto giro la stessa Cia e molti repubblicani che contano sono partiti all’assalto del rapporto del Senato americano sulle torture usate negli interrogatori degli 007. Quel documento “danneggia la sicurezza nazionale degli Usa, gli uomini e donne della Central Intelligence Agency e soprattutto la verità”, ha tuonato George Tenet, che è stato direttore della Cia durante la presidenza di George W. Bush. E lo stesso Bush è a sua volta sceso in campo, affermando che “siamo fortunati ad avere uomini e donne che lavorano duro alla Cia”, rifiutandosi così di prendere le distanze da quelle tecniche brutali. Anche se il programma iniziò nel 2002, Bush ne fu informato in maniera dettagliata solo nel 2006, afferma il rapporto, quando gli fu spiegato tutto nei dettagli. Ad esempio, gli venne detto di un detenuto appeso con le catene al soffitto, nudo, e costretto a urinarsi e defecarsi addosso. Lui ne rimase scosso, ma la Casa Bianca approvò comunque quelle tecniche di interrogatorio, mentre in realtà veniva ingannata sui reali risultati che producevano, invero scarsi, a detta del rapporto. Ma anche l’ex braccio destro di Bush, l’allora vicepresidente Dick Cheney, liquida le affermazioni secondo cui la Cia avrebbe agito in maniera illegale come “un mucchio di sciocchezze”. E in maniera ancora più rude, il senatore repubblicano Orrin Hatch parla di “un puro pezzo di sterco politico”. Il senatore Saxby Chambliss, il più autorevole membro repubblicano della Commissione intelligence e altri quattro suoi colleghi del Gop hanno a loro volta scritto un documento di 100 pagine per esprimere dissenso dalle conclusioni del rapporto. Mentre un gruppo di ex agenti e alti funzionari della Cia si sono organizzati dando vita ad un sito web il cui scopo è già chiaro sin dal nome: CiaSavedLives.com (La Cia ha salvato vite). Ma nonostante l’offensiva dei ‘difensori’ le critiche continuano ad arrivare sempre più numerose e taglienti, anche dall’estero. “Sono sconvolta, esattamente come tanti americani e tante americane”, ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel. “Le democrazie non possono scendere a compromessi al ribasso sui diritti umani”, e quanto denunciato nel rapporto “va condannato con forza e drasticamente”, ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. La Commissione Europea, tramite la portavoce dell’alto rappresentante per la politica estera Federica Mogherini, saluta intanto “con favore la decisione del presidente Obama di mettere fine” al programma utilizzato dalla Cia tra il 2001 ed il 2009. Human Rights Watch e l’associazione britannica Cage, che difende i prigionieri sottoposti alle ‘extraordinary rendition’ nel corso della guerra al terrorismo, chiedono invece dal canto loro che i responsabili delle torture vegano processati. E anche i jihadisti, come era prevedibile, alzano la voce. Via Twitter gettano benzina sul fuoco esortando a riservare lo stesso “trattamento” agli ostaggi Usa. E dicono: “Ricordatevi, il 100% delle vittime di torture sono stati musulmani. E’ una guerra contro l’islam”. I bersagli da colpire per rappresaglia, secondo l’autorevole sito americano di monitoraggio Site, sono stati già individuati e indicati dalla jihad globale. (Stefano de Paolis/Ansa)

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