Il crollo dei redditi non si arresta. I giovani non hanno autonomia economica

Pubblicato il 10 dicembre 2014 da redazione

Professioni: Camporese,da noi sforzo enorme,zero da pubblico

ROMA. – ”Non si ferma la caduta del reddito dei professionisti, il trend negativo continua anche nel 2013 e non ci sono segnali di inversione di tendenza. Tuttavia il sistema è solido, il patrimonio cresce, aumentano gli iscritti ma non possiamo fermarci a questo. Di fronte al grave problema dei giovani, alla caduta inarrestabile dei redditi, siamo testardamente impegnati a lavorare per estendere le protezioni sociali sperando che arrivino da governo, Parlamento, mercato segnali di controtendenza”. Andrea Camporese, presidente dell’Adepp, l’associazione che riunisce le 19 Casse di previdenza cui versano i contributi oltre 1,4 milioni di professionisti iscritti, commenta così, a colloquio con l’ANSA, la fotografia scattata dai dati del Report Adepp 2013 (che verrà presentato domani a Roma) sul mondo delle professioni. Nel quadro di una omogenea sofferenza tra la platea dei 1,4 milioni di professionisti – che rappresentano il 13-14% del Pil nazionale, seppure il reddito medio sia crollato di oltre il 15% tra il 2007 e il 2013, con picchi fino a -23 per il gruppo delle categorie più ‘colpite’ – spicca in particolare il nodo-giovani: il reddito di un professionista under 40 è pari al 50% in meno del collega over 40. ”E’ un problema enorme – ammette Camporese – che si evidenzia nei numeri. Sotto i 40 anni i giovani professionisti non raggiungono una reale autonomia economica con tutti i riflessi che ciò comporta, in termini di erogazioni tardive, bassi redditi e scarse prestazioni previdenziali”. Anche nei confronti della componente femminile che, pur aumentando numericamente sconta redditi più bassi, ”serve un welfare calibrato che aiuti le donne a superare il gap economico, e in qualche caso anche culturale”. ”Per questo da parte nostra è in atto uno sforzo di sistema per una copertura più ampia di welfare in un ventaglio di iniziative – dalle coperture sanitarie ai prestiti, dalla rateizzazione dei contributi alle aliquote agevolate per i giovani – nei confronti di categorie che non possono contare su nessun ammortizzazione sociale pubblico. Nella attuale di crisi, serve un ragionamento più completo sulla necessità di un welfare che accompagni il professionista nelle varie fasi della vita e non si limiti a erogare la pensione a fine carriera”. Welfare e previdenza devono viaggiare insieme in una visione più ampia, pur nelle diverse declinazioni, per mettere in atto elementi di protezione e agevolazioni per stare sul mercato in un momento di forte competitività, di lavorare meglio, di agevolare l’ingresso ai giovani”. ”Con il Pil che non cresce, le transazioni ferme, i professionisti continuano a soffrire e la loro situazione – conclude il presidente Adepp – è la fotografia fedele di un Paese che ha urgente bisogno di rimettersi in moto, con iniziative di sviluppo. Dopo il rigore, serve la crescita”.

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