Hong Kong mette fine alla Rivoluzione degli Ombrelli

Hong Kong Occupy Central

HONG KONG. – Hong Kong mette fine alla Rivoluzione degli Ombrelli. Un ultimatum e poi, dopo un paio d’ore, la polizia è intervenuta massicciamente, rimuovendo pacificamente dal centro città l’ultimo bastione della protesta pro-democrazia. Solo un nucleo di “irriducibili” ha opposto resistenza e ha subito l’azione di forza con oltre 200 arresti. Dopo 75 giorni di occupazione e sit-in studenteschi delle strade nevralgiche del quartiere degli affari di Admiralty, il traffico a Hong Kong ha ricominciato a funzionare in modo quasi normale. Dopo le violenze delle scorse settimane, le autorità hanno scelto di usare il “guanto di velluto”. L’operazione di sgombero è durata tutta la giornata: la polizia ha smantellato le tende, le sale di studio, gli ombrelli (divenuti icone della protesta), le opere d’arte, il “Lennon Wall” e gli altri grandi e piccoli luoghi simbolici della più lunga contestazione democratica che si sia vista tanto a Hong Kong come nella Cina metropolitana negli ultimi 30 anni. Lo sgombero finale è stato condotto in modo pacifico, per quanto 209 persone siano state arrestate, per “assembramento illegale” e per aver “ostruito il lavoro della polizia”. Fra le persone finite in manette ci sono personalità di spicco del territorio, come il magnate dei media Jimmy Lai, la cantante Denise Ho, e Martin Lee, avvocato e figura storica del movimento pro-democrazia di Hong Kong. Poco prima dell’arresto, Lee aveva detto di sentirsi “piuttosto ottimista, dal momento che le giornate del Movimento degli Ombrelli hanno mostrato che un’intera nuova generazione è ormai disposta a lottare per la democrazia”. L’ondata di manifestazioni a Hong Kong ha avuto inizio alla fine di settembre, in risposta alla proposta fatta da Pechino per riformare l’elezione del governo locale e delle istituzioni dell’ex colonia britannica per il 2017: a quella data infatti i cittadini di Hong Kong saranno chiamati a scegliere il loro Capo dell’Esecutivo con il suffragio universale, secondo quanto promesso a Hong Kong dalla Legge Fondamentale del territorio, una sorta di mini-costituzione. Pechino ha acconsentito di conferire un voto a ogni adulto, ma non ha ammesso candidature libere, scatenando la rabbia di studenti e attivisti per la democrazia, riuniti in movimenti come Occupy Central. Una protesta che non ha smosso la Cina dalla sua decisione di riservarsi la nomina dei candidati Chief Minister. Dopo due mesi e mezzo di resistenza passiva nel centro cittadino, diverse centinaia di persone si sono scambiate i saluti, smantellando parte di quello che era stato costruito in questo grande accampamento, decorato con cura da una delle maggiori esplosioni di creatività ad Hong Kong della storia. Alcuni giovani manifestanti piangevano, altri si trascinavano dietro sacchi e borsoni, poco prima che le ruspe della polizia raccogliessero tutto. Poi, un gruppo di circa mille manifestanti più testardi ha deciso di non arrendersi e di fare resistenza passiva, facendosi arrestare. A sera, dopo il passaggio delle ruspe, ad Admiralty come uniche tracce della Rivoluzione degli Ombrelli restavano i graffiti disegnati dagli occupanti. I promotori hanno promesso che le proteste continuerà in altre forme, per ora tutte da inventare.

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