Terrorismo: a novembre 5mila morti per attacchi jihad, Isis capofila

Pubblicato il 11 dicembre 2014 da redazione

Libya unrest Brega

LONDRA. – La macabra contabilità del terrorismo diventa sempre più allarmante: sono state 5.042 le vittime dei gruppi jihadisti nel mese di novembre. E’ quanto emerge da uno studio realizzato da Bbc World Service e il Centro di ricerca sulla radicalizzazione (Icsr) del King’s College di Londra, secondo cui la minaccia dei miliziani è ”più forte che mai”: prima fra tutti quella dell’Isis, che detiene il triste record di organizzazione più sanguinaria. L’Iraq resta il Paese più colpito, seguito da Nigeria, Afghanistan e Siria. In queste quattro nazioni si concentra la gran parte delle azioni terroristiche. Mentre il 44% degli attacchi è stato condotto dagli adepti dell’Isis: si calcola che siano stati loro a causate almeno 2.206 vittime. In Nigeria, il gruppo Boko Haram è responsabile a sua volta dell’uccisione di 801 persone in 30 attacchi. Di tutti i 664 attentati registrati nel mese di novembre, 650 sono stati compiuti da kamikaze. Cresce anche la minaccia rappresentata dai qaedisti di Jabhat al-Nusra, impegnati nella guerra civile contro il regime di Damasco in prima fila tra i ranghi dei ribelli anti-Assad, a cui vengono attribuiti 35 attacchi che hanno causato 257 morti. I soli numeri non bastano però a misurare l’intensità dei colpi che i jihadisti portano ogni giorno alla sicurezza di molti Paesi. ”E’ come se gli attacchi del 7 luglio 2005 a Londra (costati la vita a 52 persone, ndr) si verificassero tre volte ogni giorno, lungo tutto il mese”, ha detto Peter Neumann del King’s College. ”I numeri sono sconvolgenti – ha aggiunto – soprattutto se si pensa che tre anni fa chiunque in Occidente diceva che era finita, Al Qaeda era in declino, sembrava sconfitta dal punto di vista strategico”. E invece il movimento jihadista nel mondo appare più forte che mai e con una straordinaria ‘potenza di fuoco’. Gli studiosi non hanno dubbi nell’affermare che l’Occidente non sia riuscito in alcun modo a prevedere un fenomeno sempre più vasto. Ancor di più se si pensa che la situazione sul campo cambia molto rapidamente. Nel giro di un mese in Siria e Libia sono sorti nuovi gruppi e altri hanno annunciato nuove alleanze. In futuro si prevedono peraltro sempre più probabili conflitti fra le varie organizzazioni jihadiste per la conquista della supremazia sui rivali. (Alessandro Carlini/Ansa)

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