Renzi: riforme o declino, sciopero legittimo ma politico

Sciopero: sindacati, 70 mila a corteo Torino
ISTANBUL.- Uno sciopero legittimo ma politico, deciso dai sindacati non solo contro le politiche del governo ma per fermare la corsa del premier. Matteo Renzi, nel secondo giorno della sua visita in Turchia per “aprire” le porte agli investitori stranieri, non ha dubbi sulla natura della mobilitazione generale. “Scendano pure in piazza ma io ho troppo da cambiare per fermarmi”, è la linea del presidente del consiglio ancora meno disposto a scendere a patti con la minoranza Pd e con chi, come Rosy Bindi o Massimo D’Alema, “non ha avuto il coraggio di cambiare l’Italia” quando è stato il proprio turno. Nel giorno in cui i lavoratori incrociano le braccia, il presidente del consiglio promuove le riforme italiane con le maggiori imprese turche. E, visitando il cantiere del terzo ponte sul Bosforo, che Astaldi si è aggiudicato ad Istanbul, rende omaggio ai 1200 imprenditori che tengono alta l’Italia nel mondo. Il triste primato che Renzi riscontra, nei suoi colloqui in Turchia, è che la burocrazia dell’ex impero ottomano è inferiore a quella italiana. E in questo trova conferma che per il governo non è tempo di ripensamenti e nuove mediazioni ma di andare avanti “con ancora più coraggio” sulla strada delle riforme. Sul jobs act, la “più grande riforma di sinistra”, resta convinto il leader Pd, l’indicazione di tempi e contenuti è confermata: entro l’anno vanno definiti i decreti attuativi per far entrare la riforma in vigore ad inizio 2015. Così come il premier mette in cima all’agenda, al fianco della legge elettorale e delle riforme costituzionali, la nuova pubblica amministrazione e la semplificazione fiscale. “Se rinviamo le riforme ci condanniamo ad un declino lento”, è l’avviso che Renzi manda dal business forum di Istanbul, per il quale “bisogna avere il coraggio di cambiare e vedere le cose che non vanno senza mettere la polvere sotto il tappeto”. Un attacco, neanche tanto criptato, a chi nel Pd, con la scusa di invitare il governo ad ascoltare il paese, vuole solo bloccarlo ignorando i molti ritardi e problemi italiani. “Ma voler bene al paese – è convinto il presidente del consiglio – significa avere il coraggio di cambiare le cose. E le cose cambiano solo se vogliamo noi”. D’altra parte i fischi a Massimo D’Alema non sono altro, secondo i renziani, della prova che gli italiani “chiedono fatti e non polemiche”. Risposte al paese che il premier vuole dare nonostante chi, a suo avviso, cerca di frenarlo o boicottarlo. E per andare fino in fondo, il segretario dem è determinatissimo ad andare alla conta sulle riforme all’assemblea di domenica, il massimo organo rappresentativo del Pd. “Visto che si insiste a dire che devono essere gli organi del Pd a dover decidere, domenica vedremo come la pensano i mille delegati”, è la sfida della maggioranza Pd. (dell’inviato Cristina Ferrulli/ANSA)

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