Rublo e petrolio spaventano le borse, bruciati 200 miliardi

LA CRISI DI GOVERNO FA PAURA AI MERCATI, MILANO VA GIU'

MILANO. – Rublo e petrolio spaventano i mercati e mandano l’indice europeo Stoxx 600 a picco, ai minimi da fine ottobre. I listini del Vecchio Continente registrano una della loro peggiori performance bruciando quasi 200 miliardi di euro di capitalizzazione. E’ questo il prezzo virtuale pagato in una seduta nervosa che soffre per i timori per la crisi in Russia. L’Euro Stoxx 600 ha perso oggi il 2,19 per cento in particolare, segnalano i gestori che operano sul mercato, dopo che i dati macro hanno mostrato un declino nella produzione per l’area di New York e il prezzo del petrolio ha ripreso la discesa. In chiusura dei mercati europei il cambio tra l’euro e il biglietto verde quota a 1,2460 mentre prosegue e si aggrava il crollo del rublo, che fa registrare un altro record negativo nei confronti dell’euro e del dollaro. La moneta europea è arrivata a essere scambiata a 78,48 rubli, mentre la valuta americana a 63,03. Il petrolio Wti è invece di nuovo in calo del 2% a 56,5 dollari al barile. Notizie meno tragiche arrivano invece dal fronte titoli di Stato con lo spread Btp/Bund sceso 137 punti e il rendimento del Btp decennale sotto al 2%. Milano è maglia nera con un calo del 2,8% del Ftse Mib ma soffrono anche Parigi (-2,5%), Francoforte (-2,7%) ed Atene (-2,48%). Poco meglio Londra che ha perso l’1,87%. A Mosca è una vera e propria giornata da dimenticare con l’indice Micex che ha chiuso in ribasso del 2,38% e l’indice Rts affondato a -10,12%. A Wall Street il calo è più contenuto a seduta ancora aperta ma lo S&P 500 scende sotto quota 2.000 punti per la prima volta da ottobre. Quanto al Vecchio Continente l’indice di riferimento dell’energia, in flessione del 3,06%, mostra la tensione nel settore dove tra i big Total ha perso il 2,8% e BP il 3,2 per cento. Pesanti anche le materie prime (-2,9%) e le banche (-2,7%). Il nervosismo sul mercato, che dopo la Grecia ora guarda alla Russia, è un segno di debolezza economica generale, commentano gli osservatori che guardano già alla riunione di mercoledì della Fed. Qualcuno agita lo spauracchio della recessione anche a Mosca ma gli analisti lo ritengono prematuro. L’andamento della divisa russa e quello delle quotazioni del greggio sono in stretta correlazione. La recente decisione da parte dell’Opec di mantenere le quote estrattive a quota 30 milioni di barili al giorno non è piaciuta e ha causato un ulteriore calo del prezzo del petrolio che negli ultimi mesi aveva già perso il 30% circa.(di Sara Bonifazio/ANSA)

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