Sanzioni a Mosca, in Usa si teme l’effetto boomerang

Pubblicato il 16 dicembre 2014 da redazione

President Obama addresses troops in New Jersey

NEW YORK. – Barack Obama entro la fine di questa settimana firmerà nuove sanzioni economiche contro Mosca. Ma in America crescono la perplessità e la preoccupazione per il possibile ‘effetto boomerang’ della linea dura perseguita dalla Casa Bianca nei confronti del Cremlino. Si fa avanti il timore, insomma, che tutti possano alla fine essere trascinati dal tracollo economico e finanziario del gigante euroasiatico. I fatti sono davanti agli occhi di tutti: il rublo precipita, la Borsa moscovita è in caduta libera, l’economia russa affonda. E’ vero – sottolinea il segretario di stato americano, John Kerry – la situazione “non è legata solo alle sanzioni, ma anche ad altri fattori come il crollo del prezzo del petrolio”. Ma è altrettanto vero – sottolineano molti analisti – che la Russia sta oramai diventando una zavorra sempre più pesante che rischia di far sprofondare l’intera economia globale. Quella americana compresa. Il ricordo del 1998, quando il default di Mosca portò al quasi tracollo di Wall Street, è ancora vivo. Oggi – sottolinea il Financial Times – la finanza globale è certamente meno esposta al debito sovrano della Russia, grazie a riserve per un ammontare di 416 miliardi di dollari che proteggono Mosca dall’impatto di turbolenze finanziarie esterne. Ma quando si parla di banche e di società il discorso cambia: secondo la banca centrale russa devono ripagare entro la fine del prossimo anno una somma di almeno 134 miliardi di dollari, tutti debiti in divisa straniera. E con il valore del rublo di fatto dimezzato, l’operazione diventa molto più complicata, a rischio insolvenza. Con tutti i pericoli che ne conseguono per la finanza e l’economia globali. Conseguenze che unite al crollo del petrolio – spiega sempre il Ft – possono innescare una vera e propria “conflagrazione” del sistema finanziario internazionale. La situazione del rublo e dell’economia russa viene poi seguita con grande attenzione a Washington per l’impatto che la crisi di Mosca può avere anche sulle decisioni di politica monetaria della Federal Reserve. Grazie alla ripresa dell’economia e dell’occupazione Usa nelle scorse settimane si è tornato a parlare di un innalzamento dei tassi, che la Fed ha mantenuto vicini allo zero fin dal 2008, dallo scoppio della grande crisi finanziaria. Ma – spiega il Wall Street Journal – col peggiorare della crisi russa potrebbe vericarsi una frenata piuttosto che un’accelerazione. Perché alzare i tassi in una situazione di instabilità globale finirebbe per colpire soprattutto le economie emergenti, che in questi anni hanno beneficiato dei ‘soldi facili’, a buon prezzo, garantiti dalla politica monetaria statunitense. Così la Fed è attesa a cancellare l’espressione “considerable time” per indicare l’arco di tempo in cui i tassi di interesse rimarranno vicino allo zero. Ma al contempo si predicherà la “pazienza” nel prevedere nuovi sviluppi di politica monetaria. Troppo caotico al momento lo scenario dei mercati internazionali. E in gran parte proprio per le incertezze sul futuro della Russia. (Ugo Caltagirone/Ansa)

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