Su Italicum è ancora impasse, il pressing di Renzi

Renzi,o cambiamo direzione Europa o perdiamo l'Europa

ROMA. – Sono oltre 17.000 gli emendamenti che incombono sulla riforma elettorale in Senato. Dopo che oggi la commissione Affari costituzionali ha bocciato il suo ordine del giorno, Roberto Calderoli ha infatti confermato i suoi 16.000 emendamenti. L’oggetto dell’ordine del giorno e dello scontro non è l’Italicum in sè, bensì la legge elettorale “transitoria” con cui si andrebbe al voto in caso di urne anticipate. Il premier Matteo Renzi si è tuttavia dichiarato sicuro di riuscire ad approvare la riforma in Senato a gennaio, secondo l’obiettivo indicato. Oggi il premier Renzi ha incassato tre passaggi importanti. Il presidente Giorgio Napolitano con il suo discorso alle alte cariche dello Stato ha appoggiato lo sforzo del governo sulle riforme; contemporaneamente nell’Aula della Camera è iniziata la discussione generale sulla riforma del bicameralismo e del TItolo V; nella tarda mattinata il Patto del Nazareno aveva retto nella prima votazione sull’Italicum in Commissione Affari costituzionali del Senato, con la bocciatura degli ordini del giorno della Lega e di Sel. Ma è proprio qui che si concentrano le preoccupazioni del governo i 17.800 emendamenti, di cui 16.000 della Lega, all’Italicum: l’approvazione entro Natale in Commissione e a gennaio in Aula diventa un miraggio a meno di una svolta e un accordo politico. Renzi e il ministro Maria Elena Boschi sdrammatizzano: “le faremo nei tempi stabiliti”, assicurano. Ma la preoccupazione rimane altissima specie tra i senatori del Pd su cui incombe il compito concreto di mandare avanti l’Italicum. Il capogruppo Luigi Zanda e la presidente della Commissione e relatrice alla riforma Anna Finocchiaro hanno stigmatizzato “l’ostruzionismo” di Calderoli, ma lui non si è mostrato intimorito di finire sul banco degli imputati. Oggetto del contendere, dunque, è la norma transitoria. L’Italicum, infatti, vale per la sola Camera presupponendo l’approvazione della riforma costituzionale del Senato. Ma se si approva l’Italicum e poi si corresse alle urne prima di completare la riforma costituzionale, con che sistema si voterà? Il sospetto, esplicitato da Loredana De Petris (Sel) oggi e da Stefano Fassina, domenica, è che Renzi miri alle urne a giugno. E allora la norma transitoria diventerebbe piu’ importante di quella che andrebbe a regime, perché sarebbe quella con cui si eleggerebbe il nuovo Parlamento. Calderoli e De Petris, negli ordini del giorno bocciati oggi, indicavano il Consultellum corretto, e cioè un proporzionale per Camera e Senato la norma transitoria. Ma contro di essi sono confluiti tutta la maggioranza, Fi e il gruppo Gal che riunisce i partiti vicini a Fi. “Inciucio”, ha tuonato Calderoli, che ha confermato i propri 16.000 emendamenti. Una ipotesi è non concludere l’esame dell’Italicum in Commissione e portarlo in Aula, con grandi rischi di gestione. Ma è uno scenario da non escludere visto i rapporti logorati tra il ministro Boschi e Calderoli. Questi mantiene però il dialogo con Finocchiaro che punta all’intesa politica: gli ordini del giorno sono stati bocciati, ha spiegato, per non “imbrigliare la Commissione prima del dibattito”, ma l’obiettivo è “un accordo il piu’ ampio possibile”.  (di Giovanni Innamorati/ANSA)

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