Crollo della spesa energetica italiana

energia

ROMA. – Consumi di energia tornati alla fine degli anni ’80 e petrolio a picco sotto i 60 dollari: ingredienti d’oro per la fattura energetica italiana, che chiuderà il 2014 con un crollo del 20% a 45 miliardi di euro (con un risparmio di 11 miliardi), di pari passo con quella petrolifera (-18% a 25 miliardi). A fare i calcoli è l’Unione petrolifera nel Preconsuntivo 2014, da cui emerge però che per gli automobilisti le cose sarebbero potute andare meglio, se la zavorra del fisco non avesse rallentato la discesa, che pure si sta verificando, dei prezzi dei carburanti. Il 2014, ha spiegato l’associazione dei petrolieri, passerà probabilmente alla storia per le trasformazioni che ha subito il settore petrolifero: il crollo del prezzo, passato nel giro di sei mesi da oltre 110 a meno di 60 dollari al barile; la prepotente crescita degli Stati Uniti, diventati il primo produttore mondiale davanti alla Russia; i paesi non Ocse che hanno superato la fatidica soglia del 50% dei consumi petroliferi mondiali. Si tratta di una situazione, tuttavia, sulla cui evoluzione è difficile fare previsioni: il presidente dell’Up, Alessandro Gilotti, parla di un “rimbalzo” del prezzo per la fine del 2015 o nel 2016, ma molto dipenderà da quanto i produttori saranno in grado di sostenere le attuali quotazioni, che per il momento avvantaggiano senz’altro i Paesi consumatori. Tra questi c’è ovviamente l’Italia. Secondo l’Up, infatti, per ogni 20 dollari di riduzione stabile, pari ad almeno un anno, del prezzo del petrolio, il Pil italiano cresce di mezzo punto. Si tratta di una cifra sostanzialmente condivisa anche da Confindustria, secondo cui il crollo del prezzo per l’Italia significa “un guadagno di 14 miliardi annui” e un impatto di +0,3% sul Pil 2015 ed un altro +0,5% nel 2016. Il crollo delle quotazioni, sempre che l’Opec non decida di intervenire con un sostanzioso taglio della produzione, prima o poi darà insomma i suoi frutti. Qualcosa, invece, già si vede sul fronte carburanti. La benzina è finalmente scesa sotto quota 1,6 euro, tornando ai livelli del novembre 2011, ma, fa notare l’Up, il prezzo del greggio è più o meno ai livelli del novembre 2010. La benzina, insomma, costa circa 27 centesimi in più rispetto ad allora, di cui 23 dovuti alle tasse e 4 all’effetto cambio; quello del gasolio è invece più alto di circa 33 cent (28 tasse e 5 cambio). Insomma, ancora una volta “l’aumentata componente fiscale ha sterilizzato qualsiasi vantaggio per gli automobilisti”. Al netto degli aumenti fiscali, infatti, oggi la benzina costerebbe meno di 1,4 euro e il gasolio meno di 1,2. (di Francesca Paggio/ANSA)

Condividi: