John Kennedy tese la mano a Castro poco prima di essere ucciso

Pubblicato il 18 dicembre 2014 da redazione

CUBA: 50 ANNI FA L'OPERAZIONE BAIA DEI PORCI / SPECIALE

NEW YORK. – Una delle tesi dei complottisti di Dallas è che fu Fidel Castro a mandare Lee Harvey Oswald, un’altra è che Kennedy avrebbe pagato il tentativo di aprire un dialogo con il ‘nemico comunista’: fatto sta che quattro giorni prima di morire assassinato, il 22 novembre 1963, il presidente John Kennedy pensò seriamente di tendere la mano al lider maximo di Cuba. Un diplomatico Usa alle Nazioni Unite e il medico personale e stretto collaboratore di Fidel discussero la possibilita’ di un incontro all’Avana che avrebbe potuto cambiare la rotta di decenni di storia. Stati Uniti e Cuba non avevano relazioni diplomatiche dal 1961. Il 18 novembre 1963, all’Americana Hotel di Miami Beach un Kennedy già in smoking prima di scendere a tenere un discorso davanti a un gruppo anti-castrista chiese al suo speechwriter Theodore Sorensen di inserire nel testo parole di apertura verso il leader cubano. Lo stesso giorno, col beneplacito della Casa Bianca, l’ambasciatore William Attwood, alto funzionario Usa alle Nazioni Unite, contatto’ segretamente il medico e collaboratore di Castro Rene Vallejo per concordare un incontro con lo stesso Castro all’Avana. Contro il parere del fratello Bob – il quale temeva che l’apertura a Cuba avrebbe danneggiato le chance di rielezione di Jfk nel 1964 – Kennedy disse ad Attwood di andare avanti: “Vuole sapere cosa passa per la testa di Castro prima di impegnarsi su nuovi colloqui su Cuba”, aveva detto ad Attwood McGeorge Bundy, il consigliere per la sicurezza nazionale. Una volta concordato un’agenda per l’appuntamento, Jfk avrebbe fatto sapere cosa dire a Castro: non subito pero’, prima doveva andare in Texas. Le avance ad Attwood erano arrivate nei corridoi del Palazzo di Vetro: nel settembre 1963 il diplomatico era stato avvicinato dall’ambasciatore cubano all’Onu Carlos Lechuga, portatore del messaggio che Castro voleva stabilire un canale di comunicazioni segreto con Washington. “Se Kennedy fosse sopravvissuto, quel ramoscello d’ulivo avrebbe portato a migliorare le relazioni tra Washington e l’Avana”, scrive oggi sul New York Times lo storico dei presidenti Michael Beschloss osservando d’altra parte che “con i se’ non si scrive la storia”. Lo stesso Beschloss ammette che le difficolta’ di condurre in porto il disgelo sarebbero state forse insormontabili anche senza le pallottole di Oswald: “Alleandosi con Mosca, Castro aveva sfidato la dottrina Monroe e Kennedy voleva fermarlo tant’e’ che nel 1961 aveva dato luce verde all’invasione della Baia dei Porci, seguita poi, dopo quel fiasco, da Operazione Mongoose, una serie di sabotaggi, raid paramilitari, operazioni guerriglia, perfino sforzi più o meno seri di assassinare il lider maximo”.  (di Alessandra Baldini/ANSA)

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