Grasso: sulle dimissioni decide Napolitano, io pronto alla reggenza

Ceremony for the opening of the judicial year at the Court of Accounts

ROMA. – Il momento è difficile e la politica deve mostrarsi responsabile andando avanti “con rapidità e determinazione” sulla “strada delle riforme”. Quando Pietro Grasso interviene alla cerimonia di auguri con la stampa parlamentare a Palazzo Giustiniani e fa il punto sui giorni complicati di questa legislatura tutti guardano a lui, più che al presidente del Senato, al prossimo “supplente” di Napolitano al Colle. E Grasso, sia nel suo intervento, sia incontrando i cronisti a margine della cerimonia, parla della questione con serenità avvertendo che affronterà quei giorni di supplenza “nel pieno rispetto della prassi costituzionale e con il massimo impegno” anche se la scelta del tempo “e del modo” in cui Napolitano dovrà terminare l’incarico “spetta solo a lui”. “Non avrei mai immaginato a inizio della legislatura di dover affrontare un giorno questo compito – afferma con un sorriso – ma sono pronto e auspico che il Parlamento dia una prova di maturità convergendo in breve tempo su una personalità condivisa ed autorevole”. Quindi, il presidente di Palazzo Madama affronta questioni “spinose” come quella della legge elettorale, spiegando che, nel “caso estremo ed irresponsabile” si torni al voto prima del tempo, si potrebbero benissimo affrontare le urne con il Consultellum, cioè con il Porcellum rivisto e corretto dalla Corte Costituzionale e messo in condizioni di funzionare con “interventi normativi secondari”, cioè anche con un regolamento ministeriale. Ciò non toglie, insiste, che ogni decisione sul tema spetti alla “dialettica parlamentare” e che siano “biforcute argomentazioni” quelle “secondo le quali chi vuole la legge elettorale subito voglia andare alle elezioni”. Ma Grasso, nel suo discorso all’Asp, punta il dito anche contro la corruzione e contro il “mondo di mezzo” della mafia romana. Criticando il fatto che troppo spesso il legislatore intervenga “all’indomani di fatti eclatanti e dolorosi”. E non prima. La “logica emergenziale” infatti, avverte Grasso, “rischia di portare a un’approssimazione fatta di interventi stratificati l’uno sull’altro con il rischio di perdere la visione complessiva”. Da ex capo dell’Antimafia guarda con favore alla “legislazione premiale” per chi denuncia i comportamenti illeciti e accoglie “con piacere” la “forte determinazione del governo a intervenire legislativamente su questi temi”, anche se va sottolineato come sinora del famoso pacchetto anticorruzione annunciato ad agosto dal governo ancora non ce ne sia traccia in Parlamento. “E’ il volto oscuro delle mafie – insiste Grasso a proposito di mafia Capitale – a doverci spaventare, quello che si infila dentro la società e le istituzioni” e controlla il territorio impedendo lo sviluppo e una piena democrazia”. E’ come se quella che un tempo veniva definita l’ “area grigia” della mafia si “fosse resa completamente autonoma” e sarebbe “grave sottovalutarne la gravità” anche perché secondo il presidente del Senato “il fenomeno è molto più diffuso di quanto appaia”. Ma Grasso dice la sua anche sul finanziamento dei partiti osservando come sia “necessario prevedere immediatamente regole certe su quello privato”, regolamentare le lobby e costringere i partiti alla trasparenza su “ogni singolo finanziamento” vigilando sul “rischio che non ve ne siano di illeciti”.  (di Anna Laura Bussa/ANSA)

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