Ottimisti nonostante le sfide del 2015

Pubblicato il 31 dicembre 2014 da Mauro Bafile

Lo abbiamo già detto e non ci stancheremo di ripeterlo. Il prossimo anno, alla luce dei risultati economici e dell’andamento dei prezzi del barile di petrolio, sarà molto complesso e assai difficile.

La crisi economica, per quanto il presidente della Repubblica e i suoi ministri cerchino di addolcire la pillola e tranquillizzare i venezuelani, morde e la riduzione dei prezzi del greggio non aiuta a creare il clima di serenità che tutti vorremmo. L’inflazione naturalmente preoccupa, così come impensierisce la contrazione del Pil. Ma ciò che più inquieta è la mancanza di prodotti negli scaffali dei supermarket e l’assenza di medicine essenziali nelle farmacie. Proprio questa carenza di prodotti e di medicine dà la dimensione delle difficoltà che attraversa il paese.

Nell’ambito politico, poi, ci avviciniamo a un appuntamento elettorale importante per governo e Opposizione. Per entrambi gli schieramenti rappresenta un esame che permetterà di guardare alle presidenziali con maggior o minor ottimismo. Certo, l’accordo Obama-Castro, che promette una nuova primavera per i cubani dentro e fuori l’isola dei Caraibi, rappresenta un duro e inatteso colpo all’asse Caracas-La Habana.

In tali circostanze, il Venezuela, se è poi vero che l’Unione Europea farà sue le sanzioni nordamericane a quei funzionari del Governo presuntamente implicati in violazioni dei Diritti Umani, rischia l’isolamento. L’abile mossa diplomatica di Raul Castro lascia il governo del presidente Maduro senza alcuna sponda. E potrebbe consigliare i paesi tradizionalmente alleati – leggasi Ecuador, Bolivia, Argentina, Brasile, Nicaragua – a prendere le distanze dal Venezuela e inaugurare a loro volta una politica di maggior distensione nelle relazioni diplomatiche con il nord. La fragilità economica del Venezuela, messa in evidenza dai prezzi del greggio, avrà quindi a nostro avviso pesanti risvolti nell’ambito politico nazionale e nelle relazioni internazionali.

E’ difficile oggi prevedere quale sarà l’orientamento che il governo darà all’economia nel 2015. Ci sarà una svolta? Il buon senso consiglierebbe un’apertura al capitale e all’iniziativa privata. Insomma, un discorso moderato e conciliatore nel tentativo di ricostruire quella fiducia nel Paese che, stando alle agenzie internazionali di rating, gli investitori stranieri e nazionali hanno perso strada facendo. Ma c’è anche la possibilità che il governo del presidente Maduro imbocchi il cammino opposto. E cioè quello della radicalizzazione della “revoluciòn bolivariana”.

In questo contesto, l’elezione dei Comites a primavera assume un significato particolarmente importante. I nuovi membri, ma anche gli esponenti delle istituzioni, espressioni della nostra Collettività, sono chiamati ad assumere nuove responsabilità. Non si tratta più di lasciarsi portare dalla corrente ma di fissarsi una rotta e, se necessario, di remare con energia controcorrente per raggiungere l’obiettivo. I Comites, in quanto anello di raccordo tra le nostre Comunità e le istituzioni ufficiali della Madrepatria, dovrà farsi portatore delle loro preoccupazioni e delle loro aspirazioni. Dovranno essere capaci di intervenire, con autorità, nella difesa dei nostri diritti, qualora le circostanze lo meritassero. Insomma, i Comites, tutti e non solo alcuni, dovranno diventare quell’istituzione rappresentativa che, in Venezuela, non sempre ha risposto alle aspettative della comunità. Ma un Comites, per essere una istituzione forte e autorevole oltre ad essere composto da persone capaci e competenti, come è il desiderio di tutti, richiede anche che quelle persone siano state elette da un gran numero di connazionali. E’ per questo che l’appello, ancora una volta, è alla partecipazione. I connazionali, nelle circostanze attuali, hanno non solo il diritto ma anche il dovere di intervenire attivamente alle elezioni del nuovo Comites, manifestando la loro volontà di voto come lo esige la nuova legge. Non si può essere semplici spettatori. Dal canto loro, le nostre autorità consolari e diplomatiche, come siamo sicuri che faranno, dovranno moltiplicare ogni sforzo per evitare anche il solo sospetto di broglio.

La nostra Collettività, davanti alle difficoltà, ha sempre saputo reagire. E sicuramente saprà farlo di nuovo. Ha saputo superare gli ostacoli durante gli anni grigi della dittatura militare, vincere le difficoltà all’indomani dell’insurrezione popolare del 23 gennaio del 1958, non perdersi d’animo il venerdì nero del 1989, e reagire nel lontano febbraio del 1991, quando ci fu un tentativo di “golpe” contro un presidente legittimamente eletto e nel 2002 quando di nuovo è stata messa a repentaglio la nostra democrazia.

Col nuovo anno, inizia una nuova sfida. Una sfida che dovremo affrontare tutti insieme con ottimismo, fiducia nel futuro e la speranza di un domani migliore. Una nuova prova che vedrà come sempre il nostro Giornale accanto alla nostra Comunità con rinnovata energia e l’entusiasmo di sempre.

A tutti i nostri Lettori gli auguri di Buon Anno della nostra Redazione

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