Napolitano al Papa, dura lotta alla corruzione e schiavismo

Pubblicato il 03 gennaio 2015 da redazione

Visita di stato del Papa al Presidente della Repubblica

ROMA. – Una lettera di auguri di buon anno ma soprattutto l’ennesimo segnale di vicinanza e apprezzamento. L’anno di Giorgio Napolitano si apre con una missiva a Papa Francesco nella quale il presidente della Repubblica punta il dito contro il “fenomeno drammatico della schiavitù” e fa proprio l’invito del Pontefice “a trasformare il fenomeno della globalizzazione in una forza positiva e coinvolgente ‘di solidarietà e di fratellanza’”. Ma soprattutto sottolinea l’importanza di una decisa lotta alla “corruzione e al traffico di esseri umani”. Napolitano ha tratto lo spunto per questa “riflessione” in seguito al messaggio inviato da Papa Francesco “in occasione della celebrazione della 48esima Giornata Mondiale della Pace”. “Spetta alle Istituzioni e ai Governi – sottolinea il Capo dello Stato – agire sulle cause sociali ed economiche che portano alcuni esseri umani ad abusare di altri, attraverso forme di costrizione fisica e psicologica mentre, sul piano politico, l’attenzione deve essere rivolta in primo luogo alle politiche del lavoro e all’istruzione, che costituiscono gli strumenti fondamentali per costruire una società più giusta e rispettosa dell’uomo”. Segue un accorato invito – che fa eco alle parole durissime pronunciate sulla corruzione nel suo discorso di fine anno – a un “deciso sforzo nella lotta alla criminalità nelle sue svariate forme, dallo sfruttamento della prostituzione alla pratica del lavoro nero, dalla corruzione al traffico di esseri umani”. La lettera si conclude con un “fervido e sincero augurio” per il nuovo anno e “per la prosecuzione della missione apostolica” di Papa Francesco. Che Napolitano incontrò di persona a fine novembre per una lunga visita strettamente privata a Casa Santa Marta durata circa un’ora e venti minuti. L’incontro, secondo il Quirinale, confermò l’intensità e l’affabilità del rapporto personale creatosi tra il Pontefice e il Presidente. Napolitano – uomo di tradizione laica ma aperto all’ascolto dei misteri della fede – fu infatti subito impressionato dall’immagine di rottura che Bergoglio seppe dare sin dal giorno della sua elezione: “parole semplici e forti per tutti, credenti e non credenti”, osservò sintetizzando l’avvio del pontificato di Francesco. Laicità che non ha d’altra parte impedito a Napolitano di individuare quanto la “dottrina sociale della Chiesa” sia “portatrice di equità e solidarietà sociale”, come ebbe modo di ricordare inviando un messaggio alla quarta edizione del Festival di Verona della dottrina sociale della Chiesa. Un rapporto, quello coi rappresentanti del soglio di Pietro, che il presidente della Repubblica avviò con il teologo Ratzinger, col quale aveva aperto un canale di proficuo confronto. Ma che certo si è rafforzato in seguito alla spinta riformatrice impressa da Bergoglio con il suo richiamo a un cristianesimo delle origini. (di Mattia Bernardo Bagnoli/ANSA)

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