Renzi, un gennaio subito caldo: Italicum, riforme e Quirinale

Silvio Berlusconi e Matteo Renzi

ROMA. – Sarà una corsa contro il tempo, una impresa difficile riuscire a incassare il via libera alla legge elettorale entro il mese di gennaio. Non lo nascondono i parlamentari renziani: l’imminente partita del Quirinale complica le cose e di certo, su entrambi i fronti, non aiuta neanche il polverone sollevato dalla norma inserita nel decreto attuativo della delega fiscale che sembrava favorire Silvio Berlusconi. Perciò a Matteo Renzi sarebbe arrivato dalla minoranza Pd il suggerimento di svelenire subito il clima e convocare senza attendere oltre il Cdm per cambiare quella norma. Ma su questo punto non si registrano riscontri a Palazzo Chigi. Il presidente del Consiglio, in giornata discute del decreto e delle sue possibili modifiche con il deputato Pd, esperto in materia, Marco Causi. Intanto però lavora all’agenda delle riforme del governo, dalla scuola alla cultura, con incontri con i ministri Franceschini e Giannini. E conferma l’obiettivo del via libera alle riforme entro il mese. Un via libera che, spiegano da ambienti della maggioranza, dovrà avvenire senza strappi traumatici, per non guastare il clima nel quale i grandi elettori si riuniranno a eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Sarebbe anche questa, spiegano fonti di Palazzo Madama, la ragione per cui Renzi ha deciso di rinviare l’incontro con i senatori Pd sull’Italicum. Mercoledì alle 16 il premier incontrerà alla Camera soltanto i deputati, che si preparano ad affrontare in Aula la riforma costituzionale. Nessuna riunione dei senatori dem è invece mai stata convocata. Era trapelata la volontà del premier di incontrare tutti insieme i suoi parlamentari già mercoledì per serrare le fila. Ma mercoledì alle 16 nell’Aula di Palazzo Madama prende il via la discussione generale sull’Italicum, su un testo non esaminato dalla commissione e quindi ancora tutto da emendare, a partire dalla clausola di salvaguardia chiesta da FI e dalla minoranza Pd. Per questa ragione, spiegano alcuni senatori, è più probabile che Renzi riunisca il gruppo la prossima settimana, quando inizieranno le votazioni delicate e ci sarà bisogno di dettare una linea che tutti saranno chiamati a seguire. Intanto, spiegano fonti del governo, il lavoro al Senato procederà come sulla riforma costituzionale la scorsa estate: si lavorerà voto dopo voto, emendamento dopo emendamento, nel solco del patto del Nazareno, ma convinti del fatto che le minoranze interne a FI e Pd faranno di tutto quantomeno per far slittare l’approvazione del testo a dopo l’elezione del capo dello Stato. Del difficile tornante che attende la maggioranza e il governo, Renzi parla nel pomeriggio a Palazzo Chigi con il presidente del Pd Matteo Orfini. Si parla anche del partito, con l’idea di convocare per la primavera un’assemblea dei circoli del Pd, che segni una ripartenza dopo lo scandalo ‘Mafia capitale’. Ma prima c’è da assicurare la tenuta dei numeri in Aula alla prova del voto segreto sul Colle. E dalla minoranza dem più dialogante a Renzi arriva il suggerimento di svelenire subito il clima, senza aspettare – come dichiarato ieri – il voto sul capo dello Stato, ma convocando al più presto un Cdm per modificare il testo della delega fiscale. Perché viene apprezzato l’impegno a intervenire assunto subito dal premier, ma solo così si sgombrerebbe una volta per tutte il campo – gli viene fatto notare – dal sospetto di “inciucio” col Cavaliere. (di Serenella Mattera/ANSA)