Le Borse scivolano per timore dell’uscita della Grecia dall’euro

Borsa: Europa in rosso con Grecia e petrolio, Atene -4,2%

MILANO. – In attesa che la Bce risolva il rebus sugli interventi anti deflazione, sempre più urgenti, la sola ipotesi che la Germania possa accettare una complicatissima uscita della Grecia dall’euro affossa i mercati: già deboli per il continuo calo del prezzo del petrolio, le Borse europee hanno accusato fortissimi cali, con l’indice dei titoli principali di Milano che ha ceduto quasi cinque punti percentuali. I segnali dalla stampa tedesca e anche dal governo di Berlino, che non ha smentito con tempestività e chiarezza le indiscrezioni di un cambio di vedute sul dossier greco, non sono piaciuti a chi nel Paese mediterraneo deve votare il 25 gennaio e nemmeno ai mercati: la Borsa di Atene ha ceduto il 5,6%, Piazza Affari con l’Ftse Mib il 4,9% ‘perdendo’ da sola 21 miliardi di capitalizzazione e mostrandosi come il listino più debole della nervosissima giornata. Ma non è che in Europa (che ha bruciato un totale di oltre 200 miliardi) sia andata molto meglio: Madrid ha perso il 3,4%, Parigi il 3,3%, Francoforte il 3%, Londra il 2% netto. E la ragione è semplice: dopo i cambi di opinione veri o presunti in Germania, ora la Bce potrebbe essere ancora più in difficoltà a varare il programma di massiccio acquisto di titoli di Stato dei Paesi membri (il tanto atteso Quantitative easing) prima delle cruciali elezioni greche. E i mercati hanno reagito malamente, con i titoli di Stato ellenici cresciuti di 36 punti base fino a un rendimento del 9,5% per i decennali, quelli italiani di quasi 10 punti e gli spagnoli di 11. Così anche l’euro è sceso ancora, toccando in corso di giornata i minimi dal 2006, prima di riprendere quota, comunque sotto quota 1,2 sul dollaro. E che le tensioni nate sulla Grecia siano superiori ai veri segnali dell’economia è testimoniato da come sia passata in secondo piano la delusione sull’inflazione della Germania, che è rimasta invariata a livello mensile e che ha rallentato la sua crescita su base annua all’esiguo 0,2%. Questo in condizioni normali sarebbe stato l’ennesimo allarme di deflazione ormai alle porte e quindi un passo verso la sempre crescente necessità di un intervento forte della Bce. E invece le vendite hanno intaccato anche la Borsa statunitense, che di suo si è progressivamente indebolita sul crollo del prezzo del petrolio che a New York è sceso sotto i 50 dollari al barile per la prima volta dall’aprile 2009. La Casa Bianca è intervenuta affermando di monitorare sempre l’andamento del prezzo del greggio e sottolineando che il calo dei listini dell’energia sarebbe positivo per l’economia americana. Ma lo scivolone del petrolio del tutto inatteso in queste dimensioni a Milano ha affossato i titoli dell’energia: Eni, dopo due sospensioni al ribasso, ha accusato una delle perdite peggiori della sua storia: -8% a 13,3 euro. Molto male anche Enel (-6%) mentre tra le banche Unicredit ha registrato un calo del 6,6%, Intesa del 5,9%. (di Alfonso Neri/ANSA)

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