Riparte il mercato del lavoro Usa. Il 2014 anno migliore dal 1999

Pubblicato il 09 gennaio 2015 da redazione

Barak Obama-United States-Politics

NEW YORK. – L’anno migliore dal 1999. Il mercato del lavoro americano riparte a pieno ritmo e chiude il 2014 con 2,95 milioni di posti di lavoro creati, il livello più alto da 15 anni. I salari però non tengono il passo, facendo temere per i consumi americani nonostante il calo dei prezzi del petrolio che si tradurrà, secondo le stime, in 1.000 dollari in più a persona nel 2015. E rimandano la palla alla Fed: il crollo del tasso di disoccupazione al 5,6% alimenta le voci di un aumento dei tassi prima del previsto, ovvero prima di aprile, ma i salari al palo non sembrano in grado di sostenere quella ripresa forte a cui la Fed auspica. La fotografia scattata dal Dipartimento del Lavoro è accolta con freddezza dalla Wall Street, che cala decisa sulla scia dei timori per un stretta della Fed prima del previsto. Il presidente americano, Barack Obama, festeggia la ripresa del mercato del lavoro, che va ad aggiungersi all’indicazione positiva del Pil, salito del 5% nel quarto trimestre. Ma mette in guardia sulla necessità di non mollare la presa: resta ancora molto da fare e ”lavorerò con il Congresso per investire nelle infrastrutture americane, ampliare i mercato per beni e servizi oltreoceano, riformare il sistema dell’immigrazione e aumentare il salario minimo”. Il tasso di disoccupazione sotto la presidenza Obama ha raggiunto il picco del 10% nell’ottobre del 2009, con marzo dello stesso anno che ha avuto la maggiore emorragia occupazionale, con la perdita di 826.000 posti di lavoro. L’economia americana ha creato in dicembre 252.000 posti di lavoro, con un tasso di disoccupazione sceso al 5,6%, ai minimi da giugno 2008. In controtendenza la Coca-Cola: il colosso delle soda annuncia un taglio di 1.600-1.800 posti di lavoro nell’ambito di un piano di taglio dei costi da 3 miliardi di dollari. Una decisione legata al calo delle vendite con le nuove abitudini alimentari ‘salutiste’ dei consumatori, che hanno pesato sull’utile netto sceso del 14% nel trimestre che si è chiuso il 30 settembre a 2,1 miliardi di dollari. I salari in dicembre sono calati dello 0,2%, registrando per l’intero anno un aumento dell’1,7%, leggermente al di sopra del tasso di inflazione. ”All’attuale velocità di crescita del mercato del lavoro, il 2015 potrebbe chiudersi con una disoccupazione vicina al 5%, in linea con la piena occupazione. La crescita dei salari dovrebbe rafforzarsi nei prossimi mesi” afferma Mark Zandi, capo economista di Moody’s Analytics. ”Se l’attività continua a migliorare come ci attendiamo, la Fed non attenderà la crescita dei salari per aumentare i tassi che potrebbero salire in marzo” mette in evidenza Paul Dales, analista di Capital Economics. Ma non tutti sono d’accordo su un aumento dei tassi da parte della Fed prima delle attese: l’inflazione infatti resta bassa e molto dipenderà dalla situazione internazionale.

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