Charlie Hebdo: la preghiera dell’Imam di Roma, l’Islam è pace

RAMADAN: IN PRIMO GIORNO PREGHIERA MOSCHEA ROMA RESTA VUOTA

ROMA. – “Ogni atto di violenza è condannabile di per sè. Il messaggio dell’Islam è di pace, concordia, solidarietà e coesione sociale”. Non cita espressamente il sangue di Parigi, l’imam di Roma Hassan Zeinah. Ma nelle sue parole, che concludono il sermone del venerdì nella Grande Moschea della Capitale, c’è tutto lo sdegno della comunità romana e italiana per l’assalto al ‘Charlie Hebdo’. “L’Islam è una religione all’insegna della misericordia e dell’amore, non della violenza”, calca le parole il religioso, in italiano, proprio mentre da Parigi arrivano sugli smartphone, minuto dopo minuto, gli ultimi aggiornamenti. Nuovo sangue, nuovo terrore. L’ombra di un contraccolpo islamofobico che, dalla Francia, potrebbe arrivare anche in Italia. I musulmani romani lo sanno: c’è paura, ma soprattutto rabbia, orrore, condanna. Anche amarezza, però, perché lo stesso sdegno non c’è, dice qualcuno, quando nei mille conflitti del Medio Oriente “vengono ammazzati nelle scuole i nostri bambini”. La posizione ufficiale dei musulmani italiani però è senza ombre: “Ciò che è accaduto a Parigi non può essere giustificato – afferma il segretario generale del Centro islamico culturale d’Italia Abdellah Redouane – .A una vignetta si risponde con una vignetta, a un libro con un libro”. No a qualunque giustificazionismo: “In questo momento – aggiunge – non ci dobbiamo focalizzare sulle vignette e il loro contenuto. Oggi è il momento della condanna. Poi potremo discutere di tutto” anche perché “cadere nella trappola dei dissensi è il gioco del terrorismo”, e l’Isis è oggi “un pericolo non virtuale, può colpire ovunque”. E può fare breccia con i cosiddetti ‘foreign fighters’. Redouane non ne ha notizia (“non abbiamo un ruolo investigativo”) ma tra i fedeli c’è chi giura che davanti a un potenziale terrorista “andrebbe subito alla polizia perché è come se ammazzassero noi stessi. Sono terroristi e assassini, sono senza principi”. “Un vero musulmano – afferma un uomo marocchino, sulla soglia della moschea – non fa queste cose. La santa religione vuole la pace”. Un altro musulmano alza la voce: “Quello di Parigi é un fatto individuale, non collettivo. Il Profeta lo ha raccomandato: bisogna isolare i traditori. Non siamo tutti uguali a loro”. Però la “paura del razzismo” confessa un altro fedele, in abito tradizionale, c’è eccome. Altri danno una lettura geopolitica, come il presidente della Comunità Palestinese di Roma e Lazio Salameh Ashour, che sostiene che “uno Stato Palestinese con capitale Gerusalemme toglierebbe il tappeto da sotto i piedi di chi vuole la violenza”. Un altro fedele invece pensa alle vignette del ‘Charlie Hebdo’ e ricorda come “il Profeta è stato il primo a subire scherni, e non é andato certo ad ammazzare”. “Se ho pregato per le vittime di Parigi? Sì – conclude un altro fedele – ma io prego sempre anche per tutte le vittime del mondo arabo ammazzate in Palestina, Afghanistan, Iraq”.(di Gabriele Santoro/ANSA)