Il Papa nelle Filippine tra post-tifone e ruolo della chiesa

Pubblicato il 10 gennaio 2015 da redazione

papa-francesco-tra-la-folla

CITTA’ DEL VATICANO. – Il 17 gennaio papa Francesco sarà a Tacloban, una delle aree delle Filippine maggiormente colpite dal tifone Yolanda del 2013. E il 18 a Manila celebrerà la messa del Santo Niño (Gesù Bambino, ndr) uno degli eventi religiosi che richiama più fedeli nell’arcipelago e per i quali la religiosità filippina è nota in tutto il mondo. Questi due appuntamenti ben sintetizzano i motivi della presenza di papa Francesco nelle Filippine: sostenere le persone colpite dal tifone, considerato il peggiore della storia, anche incoraggiando l’opera di assistenza e di ricostruzione da parte della Chiesa. E visitare l’unico grande paese asiatico dove i cristiani sono maggioranza: l’82 per cento dei circa 100 milioni di abitanti sono cattolici, il 12% di altre confessioni cristiane, il 5% musulmani e i 2% buddisti. Insieme al piccolo Timor Est, le Filippine sono dunque l’unico paese asiatico a maggioranza cristiana, mentre sia in Corea, dove Bergoglio è stato lo scorso agosto, che in Sri Lanka, dove sarà dal 12 al 14 prossimi, sono minoranza in società multireligiose. I numeri elevati per la Chiesa di papa Bergoglio valgono non come manifestazione di forza, ma per l’occasione che offrono di capire come il cristianesimo si sia integrato nella cultura asiatica. Servono poi a capire cosa ha funzionato e cosa no nella grande rivoluzione pacifica del 1986 incoraggiata e capeggiata dalla Chiesa cattolica. Servono a chiedersi come il culto della famiglia nelle Filippine talora degeneri nelle grandi famiglie che occupano il potere ed economico. E come la corruzione che riemerge ciclicamente mini i tentativi di dare al Paese una vera democrazia, e di impostare una soluzione per gli immensi problemi della povertà e del degrado ambientale. Il viaggio nelle Filippine, il cui motto è “Misericordia e compassione”, ha dunque moltissimi motivi di interesse per papa Francesco e per la sua Chiesa dei poveri e in uscita verso le ferite del mondo. Se guardiamo ancora alla fisionomia religiosa, oltre ai cattolici maggioritari in tutte le isole dell’arcipelago, troviamo L’Islam nella zona sud ovest di Mindanao, dove continuano anche se con minor frequenza del passato tentativi di separazione , attentati, rapimenti e altre azioni violente, motivati in parte dalla volontà di alcuni musulmani di farsi sentire in un paese a maggioranza cristiana. Comunque non copre il gruppo islamico militare Abu Sayyaf la tregua che il presidente Benigno Aquino ha proclamato il 18 dicembre nei confronti della guerriglia maoista, proclamando un cessate il fuoco unilaterale fino alla mezzanotte del 19 gennaio, cioè dopo la partenza del Papa da Manila. Sarà la più lunga delle tregue natalizie degli ultimi trenta anni, nel conflitto che da 45 anni oppone al governo i ribelli comunisti, e che ha ucciso più di 40.ooo persone. Dal 1914 inoltre è presente nelle Filippine la “Chiesa di Cristo”, con una percentuale di fedeli di solo l’1-2 per cento della popolazione, ma molto visibile nel Paese per la architettura originale dei suoi luoghi di culto. I fedeli non credono né nella resurrezione né nella natura divina di Cristo. Sono una comunità molto attiva che parla lo il tagalog, nutre sentimenti molto anticattolici e costituisce anche a livello politico un blocco molto compatto. La Chiesa cattolica, pur avendo abbandonato l’aspirazione del card. Sin, di influenzare direttamente la politica del Paese, – aspirazione a dire il vero poco apprezzata da Roma, che alla fine ha anche smantellato la diocesi Manila in 6 diocesi – è molto presente nella vita sociale. Guidata dal card. Tagle, la Conferenza episcopale è intervenuta contro la desertificazione naturale e la deforestazione, per i poveri e la questione sociale, per una gestione corretta dei fondi del post-Yolanda, ha contrastato una legge tesa a limitare la libertà di stampa e ha criticato la legge sulla salute riproduttiva, il RH Bill, prima approvato, poi contestato davanti alla Corte suprema, e poi da questa approvato, con alcune modifiche che hanno consentito sia i vescovi che i promotori della legge a ritenersi soddisfatti. (giovanna.chirri@ansa.it)

Ultima ora

13:58Maltempo: Belgio, 1000km totali di code e voli deviati

(ANSA) - BRUXELLES, 11 DIC - Mille chilometri totali di code (se si sommano tutte le file del Paese), tunnel chiusi nella capitale, voli dirottati su altri aeroporti, molti treni interrotti e bus fermi: è la situazione del Belgio sotto la neve, dopo un giorno e mezzo di maltempo. "Situazione catastrofica" la definisce la tv belga, che riporta del traffico "saturo in entrambi i sensi" sull'anello che circonda Bruxelles. Inoltre, fuori dalla capitale, diversi incidenti con camion coinvolti hanno provocato interruzioni alla circolazione. Molte linee dei tram sono deviate, e l'aeroporto principale, Zaventem, ha deviato parte del traffico su Liegi in attesa di pulire la pista.

13:56Gerusalemme: Netanyahu, mi aspetto europei seguano Usa

(ANSA) - BRUXELLES, 11 DIC - "Anche se ancora non abbiamo un accordo, questo è quello che credo accadrà in futuro: la maggior parte dei Paesi europei sposteranno le loro ambasciate a Gerusalemme, riconoscendola come capitale di Israele, e si impegneranno con forza, con noi, per sicurezza, pace e prosperità". Così il premier israeliano Benjamin Netanyahu, a Bruxelles, per partecipare ad una colazione informale con i ministri degli esteri Ue.

13:54Parla suora, Papa Luciani morì sereno, fu decesso naturale

(ANSA) - VENEZIA, 11 DIC - Papa Giovanni Paolo I morì "disteso nel suo letto, sereno. Aveva gli occhiali sul naso e in mano tre fogli. La morte era stata fulminea". A raccontare le ultime ore di Papa Albino Luciani è suor Margherita Marin, originaria di Riese e attualmente in convento a Vittorio Veneto, unica superstite delle quattro suore di Maria Bambina che lo hanno assistito nei 34 giorni del suo pontificato. Per la prima volta suor Margherita ha raccontato in pubblico questa vicenda, affermando che per lei si è trattato di una morte naturale. La religiosa conferma che il Papa ebbe una fitta al petto la sera precedente la sua morte: "Lo confidò ai segretari. Ma non ci diede peso".

13:52Usa: California, in fiamme una zona più vasta di NY e Boston

(ANSA) - LOS ANGELES, 11 DIC - I violenti incendi che ormai da oltre una settimana divampano nel sud della California sono purtroppo, affermano i vigili del fuoco, destinati ad aumentare, alimentati da forti raffiche di vento, mancanza di pioggia e boschi secchi a causa di una perdurante siccità. Nuovi ordini di evacuazione sono stati emessi per abitazioni nei pressi delle città di Montecito e Carpinteria, nella contea di Santa Monica. Nelle contee di Los Angeles, San Diego e Riverside sono stati mandati rinforzi per cercare di contenere diversi fronti di fuoco, che vengono globalmente denominati Thomas Fire e che complessivamente coprono un'area, scrive la Cnn online, maggiore di New York City e Boston messe insieme. Si tratta di risorse mobilitate verso la zona di Santa Barbara, per combattere l'incendio che ormai copre circa 700 chilometri quadrati e che è iniziato il 4 dicembre nella vicina contea di Ventura. Secondo un conteggio aggiornato a ieri sera, le fiamme hanno finora distrutto 790 strutture e danneggiate altre 191.

13:51Maltempo: troppa neve, chiusi mercatini Natale Aosta

(ANSA) - AOSTA, 11 DIC - "A causa del maltempo" sono chiusi i mercatini di Natale di Aosta. La scritta su un foglio A4 fuori dall'area del Teatro romano getta nello sconforto tanti turisti arrivati per fare compere nel noto Marché Vert Noel, in grado di attirare migliaia di visitatori ogni anno, dall'Italia e dall'estero. La perturbazione che da ieri sta interessando la regione non dà tregua neanche ad Aosta, dove si registrano tra i 60 e i 70 centimetri di neve. "Stiamo facendo una pulizia straordinaria, penso che nel pomeriggio riapriremo", spiega, contattato dall'ANSA, il sindaco Fulvio Centoz.(ANSA).

13:50Gerusalemme: Usa, un peccato che Anp non veda Pence

(ANSAmed) - TEL AVIV, 11 DIC - "E' un peccato che l'Autorità nazionale palestinese prenda le distanze da una possibilità di discutere il futuro della regione". Così la Casa Bianca sul fatto che il presidente palestinese Abu Mazen, dopo la decisione Usa su Gerusalemme, non vedrà il 19 dicembre il vicepresidente Mike Pence. "Ma l'amministrazione Usa - ha detto la portavoce di Pence, citata dai media - resta determinata nei suoi sforzi di aiutare a raggiungere la pace tra israeliani e palestinesi e il nostro team di pace rimane al lavoro nel preparare un piano".

13:49Erdogan, Usa hanno mani sporche di sangue come Israele

(ANSA) - ISTANBUL, 11 DIC - "Con la loro decisione di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, gli Stati Uniti sono diventati un partner negli spargimenti di sangue" di Israele. Così il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. "Quelli che rendono la vita difficile a Gerusalemme per i musulmani e altre fedi, non potranno lavare via il sangue dalle loro mani", ha aggiunto, ribadendo che "la dichiarazione del presidente Usa Donald Trump non vincola noi, né Gerusalemme".

Archivio Ultima ora