Pensioni: mercoledì la Consulta decide su referendum

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ROMA. – Mercoledì prossimo la Corte costituzionale, riunita in camera di consiglio, dovrà decidere sull’ammissibilità di due referendum, il più importante dei quali riguarda la legge Fornero. Si tratta del quesito promosso dalla Lega Nord sull’abrogazione della riforma delle pensioni introdotta dal governo Monti. Se arriverà il via libera dei giudici costituzionali, il voto si potrebbe tenere in primavera, come spera il leader della Lega Matteo Salvini. La legge del 1970 prevede infatti che il referendum vada indetto con decreto entro 60 giorni dall’ordinanza che lo ammette; e che si debba tenere in una domenica compresa tra il 50/o e il 70/o giorno dall’emanazione del decreto stesso. L’altro referendum riguarda invece la riforma della geografia giudiziaria che ha soppresso centinaia di uffici giudiziari. Promotori sono stavolta cinque consigli regionali. Si tratta della seconda volta che le Regioni tentano di ottenere per questa via la cancellazione degli effetti di quella legge: ci avevano già provato l’anno scorso, in formazione piu’ ampia, ma allora la Consulta aveva dichiarato inammissibile il referendum. La decisione più attesa è certamente quella sulla legge Fornero, che ha tra l’altro esteso a tutti i lavoratori il sistema del calcolo contributivo, ha accelerato l’equiparazione dell’età della pensione delle donne a quella degli uomini, portandola a 66 anni dal 2018, e ha introdotto una stretta sulle pensioni di anzianità. A favore del referendum – che ha come primo firmatario Roberto Calderoli- la Lega ha raccolto 550mila firme. Qualche mese fa il leader della Cgil Susanna Camusso aveva garantito l’appoggio del suo sindacato nel caso di un semaforo verde da parte della Consulta. E un sostegno è stato assicurato anche dall’Ugl. Non lo ha dato invece la Cisl, che pure giudica la riforma “la peggiore della storia del Paese”, ma insiste nel chiedere l’intervento di governo e parlamento. Il quesito sulla geografia giudiziaria è invece il frutto della mobilitazione dei Consigli regionali di Basilicata, Puglia, Sicilia, Abruzzo e Campania. Alcuni di loro avevano promosso anche il precedente referendum bocciato dalla Consulta, che – a differenza di quello attuale – riguardava la riforma nel suo complesso: la legge delega e i due decreti legislativi. Giusto un anno fa i supremi giudici avevano dichiarato l’inammissibilità, anche perché con un intervento così complesso si sarebbe determinato un vuoto normativo incolmabile, lasciando l’ordinamento del tutto sguarnito dei necessari strumenti organizzativi per l’amministrazione della giustizia. Stavolta perciò le Regioni si sono concentrate sul solo decreto che ha soppresso gli uffici giudiziari ordinari.

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