Papa: non si uccide in nome di Dio. La libera parola è un diritto

Pubblicato il 15 gennaio 2015 da redazione

Pope visits Philippines

MANILA. – Se l’uomo continua a schiaffeggiare l’ambiente” arriviamo a “Hiroshima”, sono deluso dalla Conferenza di Lima: si è avuto “poco coraggio”, speriamo in “Parigi 2015”. “Non si uccide in nome di Dio, la libertà di espressione è un diritto e un dovere”. In volo verso le Filippine dopo i due giorni in Sri Lanka papa Francesco ha incontrato i giornalisti, spaziando tra molti temi, comprese le minacce alla sua incolumità: ha paura per i fedeli, ha detto, per sé ha “una bella dose di incoscienza”, e prega di avere il coraggio di affrontare il dolore. Ma, sono state prese “misure discrete e sicure, speriamo”, si augura, dopo aver detto che il “modo migliore” per affrontare le minacce è “essere mite, umile, come il Padre, non essere aggressivi”. E c’è stata anche l’occasione per fare gli auguri all’Ansa che compie 70 anni. Papa Bergoglio, che questa mattina nello Sri Lanka aveva avuto solo incontri privati, per poi decollare verso le Filippine, ha tenuto anche a precisare qual è il “messaggio” per le Filippine, cioè il motivo principale del suo viaggio: i “poveri”. E in particolare quelli che hanno tanto sofferto per il tifone Yolanda, che nel 2013 ha fatto circa seimila vittime e un numero altissimo di sfollati. Rispondendo invece a domande sullo Sri Lanka, ha raccontato i particolari della visita che ha reso ieri al monaco buddista Banagala Upatissa, che lo aveva invitato, ha ricordato che fino a prima del Concilio al catechismo insegnavano che tutti quelli di altre fedi finivano all’inferno, che la Chiesa ha peccati da espiare in questo campo, in cui però ha cambiato tanto. Papa Francesco non si è sottratto a nessuna domanda, e si è mosso tra i temi più difficili con quella “mitezza” che ha evocato contro le violenze. Ma anche con amore di chiarezza. “Lei è francese – ha risposto al giornalista che gli proponeva una riflessione su libertà di fede e libertà di espressione – andiamo a Parigi, parliamo chiaro”, ha detto pensando ovviamente alla strage contro Charlie Hebdo. “La libertà di espressione è un diritto e un dovere – ha sottolineato – ma non si offende, non si giocattolizza la religione”. La fede è una cosa seria, ma come ha detto papa Benedetto, una “mentalità, una metafisica postpositivista considera le religioni come una sottocultura le tollera ma le prende in giro”. Bene, la fede non si offende, ma se viene offesa non si deve reagire con “violenza”. “Se il dottor Gasbarri, mio caro amico, dice una parolaccia alla mia mamma, si aspetti un pugno”, ha scherzato per chiarire cosa intende con “limite” alla libertà di espressione e sulla entità dei mezzi per reagire alle offese. La tematica ecologica riveste particolare interesse in Asia, tra tsunami e tifoni come quelli che hanno colpito lo Sri Lanka nel 2004 e le Filippine due anni fa. E il problema è sempre quale sia la responsabilità dell’uomo. Per il Papa c’è una responsabilità in “maggior parte” dell’uomo che disbosca, desertifica, calpesta la natura. “Dio perdona sempre, l’uomo qualche volta e la natura non perdona mai”, ha detto ripetendo la frase a lui cara di un suo amico contadino. Sul tema il Pontefice era intervenuto anche nel discorso al Corpo diplomatico, e il suo interesse è confermato dal procedere della enciclica sui temi ecologici: uscirà entro giugno, frutto di una ampia consultazione con teologi, esperti e anche leader di altre confessioni e religioni, come Bartolomeo I patriarca ortodosso. In ottima forma dopo la prima parte del suo settimo viaggio internazionale, il Papa è atterrato a Manila alle 18 (le 11 in Italia), accolto in aeroporto da una folla di giovani esultanti, che cantavano e svolgevano coreografie colorate e rumorose, comprese l’apertura di scatto e sintonica di decine di ombrelli rossi. Per le strade di Manila stasera gli organizzatori hanno stimato lungo il percorso papale due milioni di persone a festeggiare Francesco. Da domani incontrerà l’unico paese asiatico, a parte il piccolo Timor Est, in cui i cattolici sono maggioranza. (giovanna.chirri@ansa.it)(ANSA)

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