Premi Oscar: Canonero, nei miei costumi l’anima italiana

87th Oscar nominations announced

LOS ANGELES. – “Inaspettato, non si sa mai come vanno queste cose, e io per natura non mi aspetto mai niente quindi mi ha sorpreso molto essere stata nominata. Sono molto felice di questa nomination che mi colma di orgoglio, ma il cui valore però va diviso con tutti gli altri che hanno lavorato al film e soprattutto con Wes Anderson”. Milena Canonero, nominata agli Oscar per i costumi di The Grand Budapest Hotel e raggiunta a caldo dall’ANSA sul set di uno short in cui è impegnata in vesti di regista, si è detta sorpresa di questo ennesimo riconoscimento, che la vede come unica italiana in corsa agli Oscar. Un’esperienza che non è nuova per la Canonero, già vincitrice di tre Oscar per i costumi di Barry Lyndon, Momenti di gloria e il più recente Maria Antonietta: “Sono molto felice e non ci si abitua mai a certe emozioni e poi davvero non si sa mai cosa aspettarsi in queste occasioni o come verrà percepito il tuo lavoro o come uscirà il film per cui hai realizzato i costumi. Il merito, però, non è solo mio. Noi che facciamo questa professione siamo nelle mani degli altri, del regista, dello scenografo, dello sceneggiatore, del montatore e di tutti coloro che lavorano a una pellicola, e poi di coloro che votano: è sempre un grande onore ma non me l’aspettavo e ora devo ancora realizzare bene quanto accaduto”. Unica italiana in gara: “Non bisognerebbe differenziare in questo senso, con la nazionalità, che è relativa, anche se il mio essere italiana porta con sé un bagaglio culturale, sociale, di sensibilità artistica speciale: è la mia eredità, e la porto sempre con me ed è nei miei lavori, ma non siamo superiori agli altri così come non siamo nemmeno inferiori agli altri in quanto italiani e di questo dovremmo essere coscienti tutti”. The Gran Budapest Hotel ha ricevuto nove nomination così come Birdman, il numero massimo di nomination per questa edizione che già vede il testa a testa tra l’opera di Wes Anderson e quella di Alejandro Inarritu. (di Andrea Carugati/ANSA)