Terorrismo: Italia nodo di smistamento per foreign fighters

Pubblicato il 15 gennaio 2015 da redazione

Facciata S.Pietro

ROMA. – Un hub, un nodo di smistamento da dove raggiungere la Siria o ritornare in Europa, utilizzato da decine di foreign fighters partiti da altri paesi europei: le indagini degli uomini dell’antiterrorismo e dell’intelligence rivelano un ruolo tutt’altro che marginale dell’Italia nelle rotte per i fronti di guerra. E anche se al momento non risultano strutture stabili nel nostro paese che hanno come obiettivo proprio l’istradamento degli estremisti di mezza Europa verso la Siria, non significa che i rischi siano minori. In Siria, sottolineano gli analisti, sono finiti non solo vecchi protagonisti degli ambienti islamisti più radicali ma anche e soprattutto migranti di seconda generazione, spesso giovanissimi, appartenenti alla cosiddetta ‘Inspire generation’. Si tratta, dicono gli apparati di sicurezza, di militanti che si muovono all’esterno dei tradizionali circuiti delle moschee, privi di legami evidenti con i principali network terroristici internazionali e anzi spesso apparentemente isolati, la cui adesione al jihad è la diretta conseguenza della propaganda radicale diffusa in rete da diversi siti e magazine a partire proprio da ‘Inspire’, la rivista web fondata da Anwar al Awlaqi, l’ideologo radicale americano di origine yemenita ucciso da un drone americano nel settembre 2012. Grazie a questa propaganda martellante, molti giovanissimi europei, quasi sempre migranti di seconda generazione, si sono trasformati in veri e propri combattenti. E in molti casi sono passati per l’Italia, utilizzando proprio quei canali di cui parlano i rapporti dell’antiterrorismo e dell’intelligence. Ma i pericoli non arrivano solo da questo fronte, come dimostra la continua propaganda online degli estremisti di matrice islamica. L’ultima ‘minaccia’ in ordine cronologico è stata postata all’indomani degli attacchi di Parigi: in un fotomontaggio si vede un uomo incappucciato che sovrasta il Colosseo con la scritta: “Domani il Corano a Roma come a Parigi”. La foto sarebbe stata messa in rete da un supporter dell’Isis senza capacità operative immediate, ma ciò non vuol dire che non vi sia qualcuno invece pronto ad agire. L’Espresso, ad esempio, nel nuovo numero in edicola scrive di un dossier del Viminale contenente le schede di quasi 800 persone: donne e uomini che hanno o hanno avuto in qualche modo a che fare con l’Italia, di cui si conosce identità, storie e, in alcuni casi, anche gli obiettivi che vorrebbero colpire. Il documento più inquietante è un’informativa dell’Aise del 16 luglio del 2014: si parla di una cellula di cinque combattenti dell’Isis, europei di origine tunisina e canadese, che hanno lasciato la Siria per raggiungere il nostro paese con un obiettivo, il Vaticano. I servizi ne avrebbero identificati quattro e hanno seguito le loro tracce fino allo scorso 15 luglio, quando i terroristi avrebbero deciso di imbarcarsi su una motonave con a bordo 400 clandestini, diretta verso il nostro paese. Una volta arrivati in Italia, i cinque avrebbero potuto muoversi liberamente grazie a passaporti norvegesi. L’attenzione dunque è altissima su diversi fronti, tanto che il prefetto di Genova ha innalzato al massimo livello al presidente della Cei Angelo Bagnasco, e i rischi concreti. E non è un caso che il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro abbia chiesto 500 uomini in più per garantire la sicurezza su Roma, anche in vista della prossima elezione del nuovo presidente della Repubblica, che richiederà agli apparati di sicurezza un ulteriore sforzo. “E’ stata fatta un’attività preventiva di vigilanza e siamo fiduciosi, perché non ci sono segnali specifici” sottolinea Pecoraro, ma “è un momento straordinario” per l’allerta terrorismo e l’Italia “è un paese occidentale e per questo a rischio”. Dunque “è importante che il sistema di prevenzione funzioni”.

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