Scatta il “caro-bionde”, sigarette fino a 20 cent in più

Pubblicato il 16 gennaio 2015 da redazione

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ROMA. – La temuta stangata sulle sigarette, e sul tabacco, alla fine è arrivata nonostante le rassicurazioni del Governo che aveva parlato di “riequilibrio”. Ed è una stangata generalizzata. Scattato il riordino (con aumento) delle accise dal 1 gennaio, i produttori hanno scelto di rivedere al rialzo in particolare i prodotti di fascia ‘alta’, superando, contro le aspettative, la soglia ‘psicologica’ dei 5 euro a pacchetto. Il costo delle bionde sale così da oggi da un minimo di 10 a un massimo di 20 centesimi, dopo che i Monopoli hanno pubblicato il provvedimento di adeguamento dei prezzi di vendita al pubblico di sigarette e trinciati in attuazione del decreto legislativo della delega fiscale. Molti dei marchi più diffusi superano così, appunto i 5 euro a pacchetto. Le ‘bionde’ made in Italy, in particolare, hanno subito tutte rialzi mentre i big del tabacco internazionali sono andati in ordine sparso. Così ad esempio chi fuma pacchetti da 5 euro pagherà invece 5,20 euro (oltre 150 euro in più al mese per chi fuma un pacchetto al giorno) mentre chi fuma sigarette di fascia ‘media’ continuerà a pagare 4,60 euro. Ma, si spiega da ambienti di governo, l’aumento sulla fascia alta potrebbe “trainare” aumenti anche nelle fasce più basse. Anche se per le ‘italiane’ di fascia bassa l’aumento è già scattato (da 4,30 a 4,50). Insomma il vizio costerà a breve di più a tutti. Il risultato dell’operazione di riordino appare così un po’ diverso da quello esplicitato dal governo che era quello appunto di rivedere la materia riequilibrando la tassazione. Perché allo stato i più colpiti (traslando l’aumento fiscale sui consumatori finali) sono solo i consumatori di fascia alta. Mentre l’ipotesi del governo era che l’aumento si sarebbe spalmato sulla fascia più bassa di prezzo. Nei piani del governo questo riordino dovrebbe comunque portare nelle casse dello Stato circa 200 milioni in più quest’anno. Ma non è appunto escluso che ci possano essere ulteriori aumenti e quindi un gettito maggiore. E’ noto però che ad ogni aumento delle ‘bionde’ corrisponda, soprattutto in tempi di crisi, un innalzamento dei livelli di fumo illegale. Non a caso la Sicpa, azienda specializzata in inchiostri per banconote e contrassegni di sicurezza, spiegava alla Commissione Finanze del Senato che in Italia si consumano ogni anno 3,7 miliardi di pacchetti, con una tassazione media del 72%, per un totale di imposte dovute di circa 13 miliardi, il cui 10% di mercato nero, e’ di 1,2 miliardi. Quota destinata ad aumentare proporzionalmente ai rincari. Ma anche alla diffusione del nuovo modo di fumare: le e-cig. Una situazione complessiva descritta perfettamente nei dati del Dipartimento delle Finanze: dal 2003 al 2012, seppur con alti e bassi, le entrate derivanti dai tabacchi sono costantemente aumentate. La media dell’incremento degli ultimi 10 anni e’ stata del 3,9%, ma lo scorso anno il calo e’ stato di ben il 4,9%. La crisi economica e il contemporaneo aumento dell’Iva hanno portato ad una netta inversione del ciclo. Come i carburanti, i tabacchi pagano infatti l’Iva anche sulle accise, una sorta di tassa sulle tasse cioè, con un effetto moltiplicatore che ha avuto ripercussioni sui prezzi di vendita. I listini dei pacchetti ‘tradizionali’ sono inevitabilmente aumentati, spingendo i fumatori a spostarsi verso fasce di prezzo più basse, verso il tabacco puro e semplice, se non addirittura verso le sigarette di contrabbando. E l’aumento odierno non aiuterà certo. (di Silvia Gasparetto/ANSA)

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