Colle: ecco i tanti “quirinabili”, serve capacità di unire

Piazza del Quirinale

ROMA. – “Non è un gioco di ruolo”, ha detto Matteo Renzi della partita del Quirinale. Eppure i nomi dei ‘quirinabili’ superano ormai la ventina. E ognuno sale e scende nei ‘toto-presidente’ di questi giorni proprio per il ‘ruolo’ che potrebbe giocare per portare al termine la partita del Colle, oltre che per le sue caratteristiche intrinseche. In pole, nelle ultime ore, Mattarella, Amato, Visco. E Pietro Grasso, che il Presidente lo sta già facendo, da supplente. Sergio Mattarella giudice della Consulta, cattolico, fratello di Sante Mattarella ucciso dalla mafia, padre del Mattarellum, figlio di un membro della Costituente, carattere silenzioso e sobrio, vicepremier di D’Alema e tre volte ministro, moderato di centrosinistra, potrebbe ottenere i voti del Pd e del centrodestra, ma per Berlusconi resta uno dei 5 ministri che uscirono dal governo Andreotti, considerando la legge Mammì fatta per il Cavaliere. Giuliano Amato è un altro nome accreditato: il ‘dottor Sottile’, giudice costituzionale, due volte premier e più volte ministro, standing internazionale, costituzionalista, vicino al Vaticano, gradito a Napolitano, Bersani, D’Alema ma anche Berlusconi e Alfano, potrebbe essere il candidato moderato capace di unire, ma gli nuoce essere ricordato come vice di Bettino Craxi. Ignazio Visco, altro nome che può unire: governatore di Bankitalia (nominato da Berlusconi), uomo lontano dai partiti, fuori dalle gelosie tra fazioni. Standing europeo, competenze e moderazione ne farebbero ‘l’arbitro super partes’ perfetto per Renzi. Romano Prodi è invece diventato, suo malgrado, il candidato anti-Nazareno. Sul nome del 2 volte premier, ex Presidente della Commissione Europea, convergerebbero nel segreto dell’urma le minoranza agguerrite contro l’intesa Renzi-Berlusconi. Ma dovrebbero sostenerlo gli M5s, che pensano al referendum contro l’Europa (della quale lui è stato Presidente), Sel e la sinistra Pd (che fecero cadere i suoi governi). Se la chiave che apre la porta del Quirinale fosse l’alternanza laici-cattolici, tra i cattolici graditi al robusto fronte di moderati che Berlusconi e Alfano sono intenzionati a compattare (almeno 200 voti da far pesare sul piatto della bilancia) ci sono anche Franceschini, Castagnetti, Casini. Altro criterio, avanzato da Renzi in un primo momento, la provenienza dal Pd. In lista Anna Finocchiaro (donna, della sinistra tradizionale, molti estimatori in Pd e in Fi, braccio renziano al Senato per le riforme), Walter Veltroni (da tempo fuori dalla politica attiva, fondatore del Pd, da vicepremier, ministro, sindaco e segretario Pd in ottimi rapporti con la parte moderata di Fi e per Gianni Letta interlocutore privilegiato), Piero Fassino (esperienza istituzionale e internazionale di primo piano, ministro, ex segretario Pd, sindaco di Torino, amato da un pezzo dei Dem ed apprezzato anche in Fi), Pierluigi Bersani (ex segretario, ex ministro, ha candidato buona parte degli attuali parlamentari Pd, ma Berlusconi non dimentica la sua campagna elettorale da premier e lo slogan “smacchiamo il giaguaro”).  (di Milena Di Mauro/ANSA)

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