Bers taglia le stime del Pil della Russia: record fuga di capitali

Pubblicato il 19 gennaio 2015 da redazione

bers

MOSCA. – Ancora brutte notizie per l’economia russa: secondo la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers), nel 2015 il Pil della più importante tra le repubbliche ex sovietiche subirà una contrazione del 4,8%, e non di un modesto 0,2% come annunciato precedentemente. Si tratta di una stima addirittura peggiore di quella indicata pochi giorni fa dalla Banca mondiale, che ha anche lei rivisto al ribasso le sue aspettative su Mosca prevedendo per quest’anno un calo del Pil del 2,9%. E intanto la discesa agli inferi del rublo dovuta alle sanzioni occidentali per la crisi ucraina e al crollo del prezzo del petrolio fa registrare alla Russia un altro record poco invidiabile: una fuga di capitali di 151,5 miliardi di dollari nel 2014. Anche l’economia della Cina – a cui la Russia guarda con favore come partner economico per cercare di sopperire ai cattivi rapporti con l’Occidente – avrebbe frenato l’anno scorso, registrando la sua crescita più bassa dal 1990. L’incremento del Pil cinese nel 2014 è infatti stimato tra il 7,3 e il 7,4%: in rallentamento rispetto al +7,7% del 2013. A pesare negativamente su Pechino sono la crisi del settore immobiliare, la deflazione e la caduta del prezzo delle materie prime. E inoltre oggi la Borsa di Shanghai ha registrato un crollo del 7,7% – il più pesante dal 2008 – dopo che l’authority di vigilanza ha adottato delle misure volte a raffreddare la corsa dei listini nel timore di una bolla speculativa. E la Consob cinese ha irrogato sanzioni ad alcuni broker che hanno violato le regole sui prestiti ai clienti per l’acquisto a debito di azioni. Ma il tasso di crescita cinese resta comunque largamente positivo. Se la passa molto peggio l’economia russa, la cui crisi tra l’altro – spiega la Bers – potrebbe influenzare negativamente i Paesi vicini che hanno stretti legami con Mosca. E la contrazione del prezzo del petrolio, che da giugno ha superato il 50%, ha una grossa fetta di responsabilità visto che le risorse energetiche rappresentano circa la metà del bilancio federale russo. Le sanzioni di Ue e Usa stanno intanto limitando le possibilità per le banche russe di accedere ai capitali stranieri, e la banca centrale ha recentemente offerto fino a 17 miliardi di dollari di pronti contro termine in valuta straniera per ridare ossigeno al mercato. L’ex ministro dello Sviluppo economico German Gref, a capo di Sberbank (la banca più grande di Russia) prevede un futuro a tinte fosche e “una crisi massiccia” per il settore bancario russo, con lo Stato che aumenta la sua quota negli istituti finanziari e questi che “acquisteranno imprese industriali”. “Tutta la nostra economia”, sostiene allarmato il liberale “diventerà a conduzione statale”. Ma anche Kiev naviga in cattive acque: la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo prevede una contrazione del Pil ucraino del 5%, dopo il -7,5% registrato lo scorso anno. Sono le conseguenze della guerra nel sud-est, che ha messo in ginocchio un’economia gia’ da tempo in recessione. (di Giuseppe Agliastro/ANSA)

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