Cuba: due donne per il primo round del disgelo

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L’AVANA. – Il disgelo Washington-L’Avana parte da due donne. Le delegazioni guidate dalla statunitense Roberta Jabocson e la cubana Josefina Vidal hanno avviato un primo round di negoziati, sulla scia della storica svolta nei rapporti annunciata il 17 dicembre scorso e confermata in queste ore nel discorso sullo Stato dell’Unione di Barack Obama. All’ombra preoccupante di una nave da guerra russa ancorata da ieri nel porto della capitale cubana, il primo dei tre incontri in programma è iniziato alle 8,30 presso il ‘Palacio de las Convenciones’ della città. In una Avana che pare come sempre non occuparsi, almeno apertamente, di politica, ma dove tutto in realtà è in movimento, le aspettative per questi colloqui sono immense. L’obiettivo della due giorni di riunioni ‘habaneras’ è chiaro: voltare pagina e preparare una ‘road map’ per una nuova era, cinque settimane dopo la riconciliazione annunciata dai presidenti Barack Obama e Raul Castro, con la mediazione chiave di papa Francesco. Dopo la prima riunione di oggi, a presiedere gli incontri domani saranno Jacobson, vicesegretario di stato, e Vidal, responsabile dell’Avana per l’area Usa: la prima, grande conoscitrice dell’isola comunista e dell’America Latina, la seconda esperta a sua volta dei rapporti con Washington. Dopo la rottura delle relazioni diplomatiche nel 1961, i colloqui puntano quindi a riportare i rapporti sui binari giusti e alla riapertura delle ambasciate, vero ‘piatto forte’ di questa prima trattativa in attesa di altri futuri sviluppi. Oggi si è parlato soprattutto della spinosa questione dell’ emigrazione, mentre domani, quando insieme a Vidal entrerà in scena anche Jacobson – giunta oggi all’Avana – sarà il turno della normalizzazione dei rapporti, in primo luogo il tema dell’embargo Usa. Gustavo Machin, uno dei funzionari dello staff della Vidal, ha sottolineato che “si sta parlando con fluidità e spirito costruttivo, nonostante le differenze su alcuni punti di vista circa il fenomeno migratori”. Simili anche le dichiarazioni da parte Usa: entrambi le parti continueranno a “lavorare insieme sulle tematiche di mutuo interesse”, ha commentato Alex Lee, del dipartimento di Stato. In questa prima fase, la principale preoccupazione dell’Avana riguarda il ‘Cuban Adjustment Act’ la legge che prevede il principio ‘Wet foot, dry foot’, grazie al quale i ‘balseros’ cubani che mettono piede negli Usa posso rimanere e dopo un anno avviare le pratiche per ottenere la cittadinanza. Chi viene invece preso è rispedito a casa. La normativa “stimola l’immigrazione illegale da Cuba, va contro lo spirito degli accordi migratori”, ha tagliato corto Machin. Oltre che negli Usa, a dare ampio spazio ai negoziati sono stati anche i media dell’Avana. Il sito Cubadebate ha dedicato agli incontri il titolo principale rimarcando i tanti temi critici: ma anche la disponibilità di Cuba a “sostenere un dialogo rispettoso” sui diritti umani, questione da sempre delicata e considerata chiave sia dagli Usa sia dall’Europa.

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